Usa, rinvio di sei mesi per le nuove leggi sui derivati
È passato quasi un anno dalla travagliata approvazione del Dodd-Frank Act, che dovrebbe riformare radicalmente la finanza statunitense e scongiurare il ripetersi di una crisi come quella vissuta negli ultimi anni. Ma, spiega il Wall Street Journal, i tempi per l’attuazione delle nuove discipline si sono molto allungati rispetto alla tabella di marcia prevista. E i regolatori americani hanno appena concesso un ulteriore rinvio per la normativa sui derivati.
Tirano un sospiro di sollievo le società finanziarie, che tramite le loro lobbies lavorano per scongiurare la possibilità che una normativa più ferrea faccia crollare i loro profitti miliardari. E non manca l'appoggio politico: martedì i repubblicani hanno proposto un taglio netto (del 15% rispetto al livello attuale e del 44% rispetto alla proposta del presidente Barack Obama) al budget per il 2012 della Commodities Futures Trading Commission. Secondo alcune fonti a lui vicine, il segretario al Tesoro Timothy Geithner sarebbe preoccupato per questi continui tentativi di indebolire il Dodd-Frank Act. E avrebbe chiesto ai regolatori di prendere una posizione netta.
Di sicuro a partire dalla crisi qualcosa è cambiato, soprattutto per quanto riguarda i cuscinetti di capitale imposti alle banche. Resta il fatto che, fino ad ora, meno della metà delle 387 norme previste è stata formalmente proposta. In particolare, nell'occhio del ciclone c’è la nuova disciplina sui derivati. Doveva essere interamente portata a termine entro il 21 luglio, a un anno esatto dalla firma del Dodd-Frank Act: ma rispettare questa scadenza sarà impossibile. A questo punto rischiava di aprirsi un vuoto legislativo, dal momento che alcune norme sono già state approvate e dovevano entrare in vigore a partire dal 16 luglio. Per attendere che il quadro normativo sia completo, la CFTC ieri ha concesso un rinvio di sei mesi, fino al 31 dicembre. Una lasso di tempo che, si auspica, dovrebbe permettere ai regolatori di stilare una legislazione efficace per un settore che (stando all'ultimo rapporto della Banca dei regolamenti internazionali) vale, a livello mondiale, 600 mila miliardi di dollari. E che però, attualmente, risulta sottoposto a pochissimi controlli. ( Fonte: www.valori.it)