«Usa, lo yuan deprezzato costa 2,7 milioni di posti di lavoro»
La guerra monetaria tra Stati Uniti e Cina potrebbe tornare di grande attualità, dopo che ieri un istituto di ricerca americano ha quantificato le perdite, in termini di posti di lavoro, provocate dalle politiche adottate da Pechino al fine di mantenere sottovalutato lo yuan sul mercato dei cambi.
L’analisi è dell’Economic Policy Institute, che ha fornito cifre che già stanno facendo discutere all’interno della prima economia del mondo: l’emorragia occupazionale provocata dalla delocalizzazione è stata quantificata infatti in ben 2,7 milioni di posti di lavoro. La grande maggioranza delle perdite (il 77%) riguarda il settore manifatturiero.
Lo studio indica anche in un 33% il livello di svalutazione imposta artatamente alla moneta asiatica dal governo cinese: essa sarebbe responsabile in larga parte del deficit commerciale tra i due Paesi, che ha raggiunto i 295 miliardi di dollari nel 2011. Fonte: www.valori.it
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