Usa, la liquidità offshore vale 2 trilioni di dollari
1.950 miliardi di dollari, praticamente due trilioni di biglietti verdi. Una cifra comparabile al Pil dell’Italia, la decima economia del mondo. È l’ammontare della liquidità detenuta all’estero dalla principali compagnie americane. Una massa di denaro, va da sé, destinata a sfuggire all’Internal Revenue Service (Irs), l’agenzia delle entrate Usa. Lo rileva oggi Bloombergaggiornando le cifre del suo monitoraggio periodico dei bilanci di 307 grandi società statunitensi. Il dato, spiega l’agenzia, segna una crescita dell’11,8% rispetto all’anno passato.
La notizia evidenzia ancora una volta il problematico gap legislativo che consente alle grandi società di eludere legalmente il fisco con una strategia offshore orientata al trasferimento delle risorse nei paradisi fiscali. Grandi protagoniste, in questo senso, Microsoft, Apple e International Business Machines che, da sole, hanno aumentato la propria liquidità estera di 37,5 miliardi contribuendo così al 18,2% della crescita annuale complessiva delle società analizzate da Bloomberg (206 miliardi). Le prime 15 compagnie della lista, precisa ancora l’agenzia, detengono all’estero circa 800 miliardi, il 40% circa del totale, evidenziando un incremento su base annuale del 10,6%. Un rapporto del Congresso pubblicato a inizio 2013 (Leggi) stima che il mantenimento della liquidità offshore generi una perdita per le casse pubbliche compresa tra 30 e 90 miliardi di dollari l’anno.
Fonte: www.valori.it
Matteo Cavallito @ cavallito@valori.it
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