Usa, commissioni bancarie: è “business as usual”
Le banche americane faticano ancora ad uscire da una delle peggiori crisi dell’intera storia economica degli Stati Uniti. E, come noto, hanno dovuto chiedere il sostegno (oneroso) dei contribuenti, a colpi di ricapitalizzazione e iniezioni di liquidità finanziate con capitali pubblici. Ci si sarebbe, per questo, potuti attendere una riconoscenza da parte del settore nei confronti della cittadinanza, che in qualche modo avrebbe dovuto essere tenuta in palmo di mano. Al contrario, sembra che le politiche adottate dagli istituti di credito siano in qualche modo perfino “punitive”. Questa mattina un articolo pubblicato dal New York Times analizza l’andamento delle commissioni sui servizi erogati ai clienti da parte dei grandi gruppi statunitensi. Che, tranne in rari casi, risultano tutte in crescita. Tanto da aver suscitato l’ira di numerosi correntisti, che sottolineano come il calo delle commissioni sulle carte di debito (finite nel mirino dei regolatori, e per questo abbassate dalle banche) sia stato di fatto “compensato” da un netto rialzo di molti altri costi. In media, gli istituti di credito prelevano infatti ormai da ciascun cliente tra i 15 ed i 20 dollari al mese. Ma si arriva anche a 300 dollari complessivi di tenuta di un conto “base” retail. Bonifici, depositi, prelievi: tutto è stato “tassato”, al fine di far pagare nuovamente alla popolazione il costo della crisi. ( Fonte: www.valori.iut)