Unicredit, è giallo su un Fondo kazako
L'aumento di capitale di Unicredit va avanti e continua anche la serie positiva di sedute in Borsa (+13,53% a 2,9 euro) con il 14% del capitale passato di mano e i diritti volati a +47,41% a quota 1,71 euro. Ma, dopo la comunicazione errata di BlackRock, è di nuovo giallo. Questa volta sotto i riflettori è finito il Fondo kazako Samruk Kazyna. Avrebbe rastrellato una quota poco sotto il 5%. Una partecipazione amichevole e di cui era già informata anche Bankitalia. A stretto giro è arrivata, però, la risposta da Astana: quanto trapelato «non corrisponde ai fatti». L'informazione e «falsa». La smentita del Fondo non chiarisce però del tutto la situazione. Non è, dunque, da escludere che Samruk Kazyna sia entrato nel capitale di Piazza Cordusio ma con una partecipazione inferiore. Nell'ex repubblica che possiede circa il 60% delle risorse minerarie dell'ex Unione Sovietica, Unicredit ha comprato nel 2007 Atfbank. I miliardi spesi però sono stati gradualmente azzerati, tanto che nella semestrale del 2010 le rettifiche di valore sull'avviamento relativo alla controllata hanno pesato come macigni sui conti. Piazza Cordusio più di una volta non ha nascosto l'intenzione di voler uscire dal Paese. Lo stesso ad Federico Ghizzoni, nel novembre scorso, ha indicato il Kazakhstan come non prioritario e l'unico mercato nell'Est in cui il gruppo perde soldi.
In ogni caso, sulla maxi-manovra da 7,5 miliardi di Unicredit c'è grande attenzione e, in particolare, su come potrà essere composto l'azionariato post-aumento. Le fondazioni, socie di lungo corso rappresentano da sempre lo zoccolo duro nella governance ma, complice la crisi ed erogazioni sempre più deboli, in molte hanno scelto la strada di una sottoscrizione soft. Per questo, a ricapitalizzazione terminata la mappa dell'azionariato potrebbe essere rivoluzionata a vantaggio straniero. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)
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