" Unicredit dopo l’aumento di capitale: ecco i numeri " di Giancarlo Marcotti

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

FotoSketcher - giancarlomarcotti-copia-1Nell’articolo pubblicato ieri asserivo che l’utilizzo dell’analisi tecnica a fini previsivi non forniva un aiuto concreto, quindi risultava praticamente inutile servirsi di questa metodologia.

 

Un grafico come quello che riporta le quotazioni di un titolo di Borsa, e che quindi ha sulle ascisse il tempo, fornisce soltanto un dato interessante ed utilizzabile per costruire il più semplice, ma anche il più efficiente modello di previsione: le medie mobili.

 

Volendo non bisognerebbe dimenticare di controllare anche i volumi, ma non sempre sono indicativi, l’accelerazione che hanno registrato, ad esempio, sul titolo Unicredit è chiaramente imputabile all’operazione di aumento di capitale in corso, e sarebbe fuorviante dare un peso eccessivo ai volumi degli ultimi giorni, anche se i due “picchi” del giorno 10 e del giorno 12 potrebbero essere letti a posteriori come il segnale più evidente del cambio di trend (naturalmente ce lo auguriamo tutti).

 

Certo il contributo delle medie mobili è sempre straordinario, poi su un andamento come quello avuto nell’ultimo anno dal titolo Unicredit la loro applicazione sarebbe state perfetta, non sbagliavano un segnale.

 

A tal proposito se avete libri di analisi tecnica la cui lettura vi fa scoppiare il cervello, buttateli via, risultano complicati ad arte non perché la materia sia ostica, ma per far credere di avere una rilevanza “scientifica” che non hanno. Seguite il mio consiglio incrociate due medie mobili ed otterrete risultati migliori in maniera immediata.

 

Ovviamente dovrete prendere una media mobile abbastanza breve ed una un po’ più lunga, il mio consiglio è una settimana, due mesi (ovviamente di giorni di contrattazione, quindi 5/44, ma scegliete quelle che vi piacciono di più che non cambia (ripeto però che non debbono essere né troppo simili, né troppo diverse).

 

Sappiamo che le operazioni al ribasso sono vietate, ma l’applicazione di una 5/44 nell’ultimo anno, sul titolo Unicredit, avrebbe avuto risultati eccellenti cogliendo il primo periodo rialzista, e poi tutto il ribasso da marzo a settembre e, naturalmente anche quello da novembre ad oggi.

 

Come è noto, però, incrociare due medie mobili dà solo un’indicazione Buy/Sell e non la stima di un valore o di un intervallo di confidenza, per ottenere questi occorre un approccio di analisi fondamentale che come noto è estremamente complesso e con margini di errore elevatissimi, per questo personalmente preferisco costruire un modello semplice, forse banale, e “farlo girare” variando i coefficienti.

 

Ne vengono determinati così dei valori che, pur contenendo essi stessi margini di errore, dovrebbero disperdersi, potendosi ritenere determinazioni di una variabile casuale, a quel punto si prende normalmente un intervallo di confidenza del 95% e si segnano i limiti, inferiore e superiore.

 

Certo se l’errore fosse sistematico arriveremmo certamente a risultati sbagliati ed è una eventualità che non si può escludere, ma non ci sono alternative. Tanto per intenderci se io, ovviamente per errore, mettessi che più l’azienda fa utili e più il suo valore scende, è chiaro che tutti i risultati ai quali pervengo sono sbagliati, e non per il caso, ma sistematicamente, appunto. Certo ho fatto un esempio limite, ma solo per rendere più comprensibile il concetto.

 

Insomma fatte queste premesse arriviamo ai numeri, cosa è saltato fuori?

 

Ecco i limiti di confidenza per Unicredit: 2,2 e 4,4 euro.

 

Attenzione, potrebbe sembrare una pignoleria, ma se fosse così permettetemela, vorrei specificare che ciò non significa, come spesso si ritiene, che: dato il modello previsivo e … bla bla bla la probabilità che il risultato sia compreso fra i due estremi sia del 95%, bensì che fatto 100 volte l’esperimento, 95 volte sono usciti risultati compresi fra questi due estremi.

 

Insomma il risultato inferiore sarebbe 2,2 euro e quello superiore 4,4 euro.

 

Permettetemi poi di abbondare con le specificazioni, da ciò non se ne deve dedurre che le quotazioni di Unicredit non possano scendere sotto quota 2,2 euro, ma che nella simulazione fatta ciò è accaduto solo il 2,5% delle volte, così come si è dimostrato superiore a 4,4 euro nel 2,5% delle volte.

 

Ecco queste sono le risultanze, e vi esorto a prenderle per come ho voluto correttamente presentarle, non sto dicendo che le quotazioni di Unicredit non possono scendere sotto quota 2,2 euro o salire sopra quota 4,4 euro, i limiti possono essere superati, raramente, ma possono essere superati.

 

Dato che il valor medio fra 2,2 e 4,4 è 3,3 e dato che al momento della scissione del valore dell’azione il diritto valeva 1,359 (quindi mezzo diritto arrotondiamolo a 0,68), se ne dovrebbe dedurre che la conversione, per il vecchio azionista, risulterebbe conveniente (1,943 + 0,68 = 2,623 < 3,3).

 

Va da sé, come ultima precisazione, che al mutare dei dati di base deve cambiare anche il modello, per cui al momento in cui saranno disponibili i dati del quarto trimestre occorrerebbe rimodulare il modello ed adattarlo alle nuove esigenze.

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