" Unicredit, aumento di capitale: iniziano le grandi manovre" di Giancarlo Marcotti

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

FotoSketcher - giancarlomarcotti-copia-1Terminata con la seduta di venerdì scorso la contrattazione dei diritti, e quindi di fatto completata la fase operativa dei piccoli investitori, ora cominciano le grandi manovre.

 

Saranno infatti soprattutto le decisioni dei grandi investitori istituzionali che condizioneranno l’andamento del titolo in questa terza ed ultima settimana che concluderà l’operazione di aumento di capitale.

 

Innanzitutto occorre sottolineare che questa prima fase ha avuto un esito decisamente superiore alle attese, o meglio a quanto temuto dopo aver assistito alle tre sedute choc susseguenti all’annuncio delle condizioni che avrebbero regolato l’operazione di aumento di capitale.

 

Il -37% che in tre giorni aveva fatto sprofondare le quotazioni del titolo negli inferi, dobbiamo essere franchi, aveva spaventato molti, quindi vedere oggi il titolo quotare al di sopra di 3,3 euro sembra quasi un successo, anzi, di fatto lo è.

 

Occorre infatti rimarcare una cosa molto importante, e che quasi sempre i piccoli investitori non valutano (e neppure molti giornalisti economici!), ossia che nel momento in cui parte un’operazione di aumento di capitale, e si applica al prezzo del titolo il celebre fattore K, per rendere tutti i dati omogenei e confrontabili, devono essere rettificati con lo stesso parametro anche tutte le quotazioni precedenti.

 

Insomma, in parole povere, si commette un errore grossolano dicendo che soltanto un mese fa il titolo quotava oltre 7 euro, poiché quel valore, debitamente rettificato col coefficiente K (0,65863050) equivale agli attuali 4,7 euro.

 

Quindi se Unicredit tornasse ai valori che faceva segnare nei giorni immediatamente precedenti lo scorso Natale, le quotazioni dovrebbero risalire fino a quota 4,7 euro e non a 7 euro che invece è una quotazione che il titolo aveva all’incirca nel mese di agosto.

 

D’altronde è ovvio, oggi ci sono il triplo dei titoli in circolazione, ma la capitalizzazione è soltanto raddoppiata, ne deriva che il valore della singola azione si è ridotto di circa un terzo rispetto alle quotazione precedenti l’operazione di adc.

 

Ma torniamo alle grandi manovre, ed a come si comporteranno i soci più importanti, le sorprese al momento non sono mancate, ma non è difficile prevedere che ne arriveranno ancora di nuove in questa settimana.

 

Partiamo dallo stato dell’arte, almeno per quanto è dato saperne. La Fondazione Cariverona diminuirà la propria quota dal 4,2 al 3,5%, i libici ridurranno sensibilmente il proprio investimento (in totale per quasi un 3% del capitale della Banca), altre piccole limature arriveranno da Regione Siciliana e Fondazione Banco di Sicilia, dalla famiglia Maramotti e dalla Fondazione Manodori.

 

Chi sale? Arrotonda la propria quota Capital Research and Management Company, ma soprattutto arriva al 6,5% il Fondo sovrano di Abu Dhabi, Aabar.

 

Quindi? Manca all’incirca ancora un 2% o poco più.

 

Il mercato scommette ora sull’entrata di un nuovo socio “di peso”, o comunque in una forte richiesta dell’inoptato che non dovrebbe essere superiore al 5% del totale.

 

Immaginiamo che saranno giorni frenetici, ed i cosiddetti “salotti buoni” saranno più frequentati del solito, anche perché, fra non molto, dovranno essere riviste le maggiori cariche dell’Istituto di Piazza Cordusio.

 

Visto tutto sommato il buon andamento dell’operazione, non dovrebbero essere a rischio le poltrone dell’AD Federico Ghizzoni e del Presidente Dieter Rampl, ma il denaro fresco immesso dagli arabi di Aabar potrebbe non essere “soltanto un investimento finanziario” la richiesta della vice-presidenza, a questo punto, sembrerebbe una contropartita “dovuta”.

 

Insomma per concludere, come spesso accade, è arrivato dai piccoli azionisti l’ennesimo (ma forse anche l’ultimo) segnale di fiducia, sta ora ai grandi azionisti, ma soprattutto al management non deludere ulteriormente le attese e far tornare Unicredit nel posto che le compete, cioè una delle più importanti banche a livello europeo e mondiale.

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