Ue, gli eurodeputati chiedono un giro di vite sulle speculazioni
Il parlamento europeo si è espresso ieri a favore di una regolamentazione più rigida, se non di una vera e propria interdizione, delle pratiche finanziarie attraverso le quali si può speculare sul debito pubblico. La commissione Affari economici dell’assemblea si è pronunciata a favore di un giro di vite che era stato proposto nello scorso mese di settembre dalla Commissione europea, con 34 voti a favore, 8 contrari ed un astenuto.
«In questo modo abbiamo posto nel mirino i due sistemi maggiormente utilizzati dagli speculatori - ha spiegato all’agenzia France-Presse l’eurodeputato francese dei Verdi, Pascal Canfin -, ovvero i credit-default swap e le vendite allo scoperto». I Cds, in particolare, sono stati additati da un numero crescente di esperti come i principali responsabili delle speculazioni contro un Paese particolarmente indebitato. Sono infatti degli strumenti finanziari derivati attraverso i quali è possibile “assicurare” un titolo contro il possibile default del soggetto emittente. E quando quest’ultimo è uno Stato, il risultato è, di fatto, una “scommessa” contro di esso.
Per questo gli europarlamentari hanno chiesto un passo avanti in più rispetto al testo proposto dalla Commissione, indicando la possibilità di vietare del tutto la vendita di Cds su obbligazioni sovrane a tutti quegli investitori che non hanno acquistato anche gli stessi bond. In tal modo si circoscriverebbe il mercato ai soli soggetti che hanno in gioco i propri capitali, e che perciò non possono essere interessati a sperare in un deterioramento delle condizioni del Paese che ha emesso i titoli. «L’obiettivo è di evitare la compravendita di strumenti specificatamente speculativi, il cui obiettivo è di manipolare il mercato», ha proseguito Canfin. «Non permetteremo più l’utilizzo di Cds per puntare i propri capitali contro uno Stato», ha confermato il socialista tedesco Udo Bullmann.
I parlamentari europei, a questo punto, chiedono un’assunzione di responsabilità da parte dei governi dei Paesi membri dell’Ue, ai quali spetta l’ultima parola: «Adesso sta a loro decidere se è giunto o meno il momento di impedire le speculazioni sul debito sovrano», ha concluso Canfin. ( Fonte: www.valori.it)