" Torna la tensione sui titoli di Stato europei" di Giovanni Cert
Torna la tensione sui titoli di Stato europei, con i tassi dei Btp italiani ai massimi di 2 anni e il Portogallo costretto a pagare un rendimento record per collocare il suo debito e dagli Usa emerge che l'attività degli hedge fund torna ai livelli precedenti al crac di Lehman Brothers. La tensione dei mercati, per la crisi in Libia e le incertezze sulla riforma della governance economica europea e sul piano di ampliamento del fondo di salvataggio, ieri ha colpito Grecia, Portogallo e Italia. Il rendimento dei titoli decennali portoghesi è salito al record del 7,70% (il massimo dal debutto dell'euro nel 1999), mentre quello sui titoli italiani ha raggiunto un massimo del 5,03%, per la prima volta da novembre 2008, per poi attestarsi al 5%. Per quanto riguarda lo spread con i titoli tedeschi, quello italiano ha sfondato quota 180 (da 164 di ieri l'altro), quello portoghese 440, dai 430 di martedì. E per la Grecia è quasi record, con un premio di rendimento volato a 960 punti base, a un soffio dal massimo storico di 973 segnato a gennaio, in un mercato che scommette sempre più convinto sul default di Atene. Tornano gli attacchi sul debito europeo proprio mentre da New York arriva l'allarme sui fondi speculativi: secondo il Wall Street Journal gli hedge fund non solo sono tornati ai livelli del settembre 2008, ma sembrano avviati a chiudere un anno record: per la prima volta dal 2008 gli asset degli hedge fund hanno superato quota 1.700 miliardi di dollari in febbraio, registrando l'ottavo mese consecutivo di crescita.
Intanto parte il rush finale per il varo delle misure con cui l'Europa intende rispondere alla crisi dei debiti sovrani. Il primo passaggio sarà il vertice straordinario di venerdì a Bruxelles, in cui i leader dell'Eurozona puntano a raggiungere un accordo di massima, con l'obiettivo di chiudere la partita nel Consiglio Ue di fine marzo. In mezzo la riunione dell'Eurogruppo e dell'Ecofin del 14 e 15 marzo. Anche se non si escludono ulteriori vertici straordinari se necessario.
Dubbi vengono sollevati sulla severità della nuova tornata di stress test bancari nella Ue. Con l'Eba, la neonata autorità europea di vigilanza del settore, costretta a smentire chi parla di «lassismo».
A sollevare il caso il Financial Times e il Wall Street Journal che – citando fonti vicine al dossier – parlano di 88 banche europee (lo scorso anno erano state 91) di cui verrà testata la resistenza di fronte a un crollo del 15% dei mercati finanziari (contro il 20% ipotizzato nei test precedenti). Inoltre, tra gli scenari presi in considerazione dall'Eba, non ci sarebbe «l'effetto Libia», vale a dire uno choc dei prezzi petroliferi e delle altre materie prime a seguito delle tensioni geopolitiche nel Nordafrica e in Medio Oriente. Ma il presidente dell'Eba, Andrea Enria, smentisce e si difende: i test «saranno più severi dell'anno scorso» e verrà preso in considerazione lo scenario di un crollo del 4% in due anni del Pil europeo.
Nonostante il tempo stringa e la situazione di Paesi come Grecia, Irlanda e Portogallo sia tutt'altro che tranquillizzante, la strada verso un compromesso tra i Paesi dell'Eurozona appare ancora in salita. Soprattutto sui contenuti di quel patto per la competitività che per Germania e Francia è "conditio sine qua non" per l'ok a tutto il resto: dalla riforma del Patto di stabilità e di crescita (compresa la stretta sui debiti pubblici e l'inasprimento delle sanzioni per i Paesi non virtuosi), al rafforzamento dell'attuale Fondo salva-Stati, alla messa a punto del futuro Fondo permanente.
Il presidente della Ue, Herman Van Rompuy, ha lanciato un appello perchè venerdì si raggiunga almeno «un accordo di principio», e insieme a quello quello della Commissione Ue, Josè Manuel Barroso, presenterà un piano per la competitività alternativo, «più morbido» del contestatissimo testo tedesco.( Fonte: www.gazzettadelsud.it)