Si profila una decisione al fotofinish sulla ricapitalizzazione di Unicredit

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

Si profila una decisione al fotofinish sulla ricapitalizzazione di Unicredit, mentre da Bankitalia è arrivato l'ok alla possibilità di considerare strumenti di capitale solo una parte, anche se significativa, dei 3 miliardi di euro di cashes. Tutto è, dunque, rimandato al comitato strategico in programma domenica anche se ogni decisione su un eventuale aumento, alla luce delle condizioni attuali di mercato, verrà presa dal cda in programma il giorno dopo, lunedì 14 novembre.

È questa la sostanza dei comitati (strategico, nomine e remunerazione) riuniti ieri in Piazza Cordusio. Ed, in particolare, lo strategico è stato aggiornato sul piano industriale che, comunque, sarà ancora tra i temi dello stesso comitato che tornerà a riunirsi nel fine settimana e che visionerà i conti dei nove mesi e presumibilmente le condizioni di una manovra sul capitale.

Sono ore febbrili ai piani alti dell'istituto guidato da Federico Ghizzoni e con contatti tra i soci per sciogliere la matassa. Tanto è vero che – da quanto risulta all'Ansa – ieri il presidente di Cariverona, Paolo Biasi ha incontrato a Milano nella sede di Merrill Lynch, all'ora di pranzo, il vicepresidente di Unicredit, Fabrizio Palenzona, espressione nel board dell'istituto di Crt e il banchiere d'affari, Andrea Orcel. Quest'ultimo, all'epoca delle dimissioni di Alessandro Profumo da amministratore delegato, venne indicato come uno dei papabili alla successione. Peraltro Merrill Lynch, da sempre vicina ad Unicredit, sarebbe alla guida del pool di banche d'affari (le altre sono Deutsche Bank, Mediobanca e JpMorgan) che nel caso di aumento, avrebbe l'incarico di bookrunner del consorzio di garanzia.

Tornando ai cashes a muovere perplessità sugli strumenti ibridi emessi per l'aumento del 2009 è stata l'autorità bancaria europea. Per l'Eba non possono essere considerati nel capitale. L'orientamento emerso dalla Vigilanza è, invece, per computarli: non tutti ma buona parte. Il nodo sembra sciolto anche se il rebus su un eventuale aumento di Unicredit è tutt'altro che decifrato. Nella ridda di numeri l'unica certezza, forse, è che potrebbe avvicinarsi a 7 miliardi di euro.

Una cifra "monstre" e a che condizioni? Le Fondazioni sono sul campo ma la potenza di fuoco è certamente limitata da erogazioni sempre più povere. Per questo il mercato, fuorigioco i libici (che hanno il 7,5%, tra banca centrale e Lia, congelato), guarda a grandi investitori istituzionali.

Tra i nomi i cinesi di Cic e il fondo sovrano del Qatar. Quest'ultimo, si fa notare, è difficile che in questo momento investa a queste condizioni. (u.m.) ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)

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