Sarà crisi anche nel 2014 - di Andrea Angelini
I dati dell’Istat non consentono ottimismo né su quest’anno né sul 2014. L’anno prossimo la disoccupazione salirà infatti al 12,3%, il Prodotto interno lordo calerà ancora seguito a ruota dai consumi. Saranno ancora due anni di crisi nei quali si potranno scorgere timidi segni di una potenziale ripresa che, per il livello generale basso dell’economia, non potrà realizzarsi. Una debolezza che finisce per alimentare se stessa ed è accompagnata da un generale clima di sfiducia dei cittadini e delle imprese.
Il dato più preoccupante è quello dell’occupazione che sta franando per il progressivo venire meno del tessuto delle piccole e medie imprese e per la debolezza degli ammortizzatori sociali. Se nel 2013 la disoccupazione salirà al’11,9%, si deve tenere presente che nel 2012 era del 10,7%. Stiamo salendo insomma ai livelli degli altri Paesi europei che, al contrario dell’Italia, possono contare su una maggiore mobilità sociale in particolare per i lavori meno retribuiti. L’Istat stima che il permanere della disoccupazione a tali livelli, con il conseguente aumento della cassa integrazione, è stato determinato anche dal ritardo con il quale il mercato del lavoro si sarebbe adeguato alla ripresa economica e alle nuove realtà globali.
Effetto diretto dell’aumento dei senza lavoro e della diminuzione del reddito disponibile è il calo dei consumi nel 2013 stimato all’1,6% per questo anno, bilanciato da un misero 0,4% l’anno prossimo che non sarà in grado di compensare il crollo verificatosi negli anni scorsi. Stesso discorso per perdite e per i successivi risibili recuperi vale per il Prodotto interno lordo che nel 2013 calerà dell’1,4% per poi crescere dello 0,7% l’anno prossimo. Una crescita alla quale offrirà uno scarso contributo il pagamento da parte dello Stato dei crediti vantati dalle imprese. L’Istat ma anche il buon senso pensano e stimano che quei soldi serviranno appena per pagare i debiti accesi in questi anni dalle imprese per sopravvivere. Ed è anche presumibile che tali soldi, più che per fare nuovi investimenti che creerebbero crescita ed occupazione, saranno utilizzai semplicemente per chiudere i battenti.
Fonte: www.rinascita.eu