Saliscendi dello spread, pressioni sul nuovo governo - di Anrea Angelini

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1364583313.jpgFa più male alle prospettive dell’economia italiana un governo che, privo della fiducia delle Camere, si limita a gestire l’ordinaria amministrazione, o uno che deve ancora nascere, che non si sa bene se nascerà e quale tipo di politica economica metterà in atto? L’interrogativo non è ozioso se si pensa che, Mario Monti o Enrico Letta, l’economia è in recessione, la disoccupazione aumenta e la povertà pure. Eppure la settimana scorsa lo spread era sceso a 268 punti, ieri è risalito a 291. Colpa dell’incertezza politica, hanno sentenziato le gazzette liberal-liberiste che avrebbero sognato un Goldman Sachs Bis o in alternativa un Aspen Uno, o un Trilateral Uno e un Bilderberg Uno. In realtà, a voler bene vedere, diversi esecutivi della Seconda Repubblica, vedi Ciampi, per non dire di Monti, sono nati con la benedizione, interessata di Wall Street e della City e di quei benemeriti, si fa per dire, gruppi transfrontalieri che sognano da sempre un Governo Mondiale. Ovviamente il loro.
Lo stesso D’Alema, il giorno dopo essere subentrato a Prodi nell’autunno del 1998, si affrettò a recarsi a Londra per rassicurare che il suo governo avrebbe fatto le riforme e soprattutto avrebbe continuato nelle privatizzazioni avviate dal Professore bolognese. Privatizzazioni alle quali aveva partecipato una banca come Goldman Sachs (appunto!) che da anni ricopre un ruolo nefasto nelle nostre vicende nazionali. Una banca per la quale anno svolto consulenze Romano Prodi, Gianni Letta (lo zio “bipartisan”!), Mario Monti (e ti pareva!) e il non compianto (almeno da noi) Tommaso Padoa Schioppa, quello dei “bamboccioni”. Una banca nella quale, per tre anni, Mario Draghi è stato vicepresidente per l’Europa.
Così, quando si dice che i “mercati” sono perplessi e nervosi sulle dinamiche politiche italiane si dice una mezza verità e una menzogna. Una mezza verità, perché in tre giorni non può essere cambiato il convincimento dei “Mercati” (e degli speculatori) sulla solvibilità futura dei nostri Btp. Una menzogna perché lo spread vive di dinamiche tutte sue che appaiono quanto mai evidenti per l’Italia che nel novembre 2011 (Berlusconi) registrava il debito pubblico al 120,1% e lo spread a 570, ed ora con il debito al 127%, che a fine anno salirà al 130%, ha uno spread sotto i 300 punti. C’è quindi qualcosa che non va.
La verità vera è che l’Italia viene tenuta sotto pressione dai cosiddetti “Mercati finanziari” non solo e non tanto perché gli investitori sono preoccupati di non rivedere più alla scadenza i soldi che hanno imprestato allo Stato Italiano, ma perché dietro alle pressioni (o alle speculazioni) sui nostri Btp decennali, si nasconde una precisa strategia di completare la colonizzazione del nostro Paese. Una strategia che punta ad acquisire le quote ancora pubbliche di gruppi come Eni, Enel e Finmeccanica. Guarda caso, le aziende che consentono al nostro Paese di poter ancora svolgere una politica estera autonoma che ricerchi l’interesse nazionale dell’Italia. A confermarlo sono gli stessi meccanismi della finanza internazionale che negli ultimi mesi del 2012 avevano visto alcune banche anglofone mettersi a vendere i Btp in portafoglio e diverse altre andargli dietro a traino, più per spirito emulativo che per altro. Il copione è sempre lo stesso. La vendita di grosse quantità di Btp porta in basso il valore di mercato dei titoli decennali. Questo obbliga il Tesoro ad alzare i tassi di interesse delle future emissioni e così spinge in alto i rendimenti e il differenziale, appunto lo spread, con i Bund tedeschi.
Creare nuove difficoltà ai programmi finanziari del Tesoro è un modo ottimo per tenere sotto pressione (ma in realtà è una vera e propria speculazione) l’Italia nel suo complesso. Se a questo poi aggiungiamo le manovre delle società Usa di rating, Moody’s e Standard&Poor’s, che, spesso senza motivazioni logiche, declassano l’affidabilità dei nostri titoli di Stato e rivedono in peggioramento le prospettive dell’economia italiana, il quadro è completo. Un mese fa, Moody’s, pur senza essere conseguente, aveva fatto sapere di essere pronta a declassare i Btp decennali al gradino appena sopra quello di “titoli spazzatura”. Quelli dai quali gli investitori dovrebbero tenersi lontani. Purtroppo i giudizi delle agenzie di rating sono presi molto sul serio dai molti investitori piccoli o istituzionali che pagano per riceverli. Pochi si ricordano o vogliono ricordare che Moody’s, prima del 2008, assicurava che la Lehman Brothers era solida patrimonialmente e finanziariamente in salute. Poi la banca d’affari e di speculazioni è fallita, destino che purtroppo non è toccata alla Goldman Sachs, che stava forse pure peggio, guidata da un autentico bandito come Lloyd Blankfein. Una banca che è riuscita a salvarsi grazie ai legami con Barack Obama, uno dei più fedeli cagnolini da guardia di Wall Street.
Ricordiamo tutto questo per evidenziare che termini come “fiducia dei mercati” lasciano il tempo che trovano e soprattutto che il “Mercato”, o meglio il mercato, non deve essere considerato una divinità intoccabile ed esente da critiche, o meglio da attacchi feroci, considerato che il Mercato, oggi, come in passato, è terra di conquista per i peggiori banditi in circolazione che non si fanno scrupolo, con la protezione dei governi, di muovere enormi quantità di risorse finanziarie “virtuali” per mettere le mani sulla ricchezza “reale” dei Paesi che si vorrebbero colonizzare. Come appunto l’Italia.
In ogni caso Il Tesoro ha piazzato ieri 8 miliardi di titoli a sei mesi al tasso dello 0,503%, a fronte di una domanda per 11 miliardi. Lunedì ci sarà invece un’asta di Btp a cinque e dieci anni. Sarà quella l’occasione per valutare la “fiducia” dei Mercati. Due giorni fa, guardando alle elezioni politiche di settembre, e per rassicurare i cittadini che il governo democristiano-liberale non permetterà ai Paesi mediterranei in crisi di praticare la spesa facile, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha accusato l'Italia di "lamentarsi" troppo senza impegnarsi nella riduzione del debito pubblico.

Pubblicità
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post