Romagna, è crisi continua - di Fabrizio Fiorini

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1371829662.jpgNon bastavano le conseguenza di una crisi generalizzata che ha portato un numero enorme, e ogni giorno crescente, di aziende e di fabbriche dell’area forlivese verso la chiusura, il fallimento o – ove possibile – verso il ricorso massiccio alla Cassa Integrazione. Non bastava la presenza smodata (in alcune zone pari al 30%) della manodopera straniera che è andata a colpire drasticamente la situazione già precaria della locale sfera occupazionale. Non bastavano le scelte scellerate di una politica locale che nel corso degli ultimi lustri ha contribuito in ogni modo a mettere la pietra tombale sull’economia reale contribuendo, come e più che in altre regioni, alla creazione di un’effimera “economia di servizi”, senza orpelli ottocenteschi quali fabbriche, operai, capannoni, lavoro.

Ora ci si mettono le spietate dinamiche del capitalismo finanziario e transnazionale, che contribuiscono ad esasperare una situazione già di per se drammatica, imponendo la chiusura anche di quelle poche realtà produttive che erano riuscite a non venir risucchiate dal vortice della recessione.

E’ il caso recente della sede forlivese della Dometic Italy, produttrice di impianti termici di refrigerazione e condizionamento, che seguendo il triste copione che negli ultimi anni ha visto protagoniste altre eccellenze produttive quali la Ferretti e la Marcegaglia, si accinge a chiudere lo stabilimento mandando a casa tutti i dipendenti, intraprendendo la scellerata strada della delocalizzazione della produzione nella Repubblica popolare cinese.

L’azienda, come testimoniano non solo gli operai e i rappresentanti del mondo sindacale ma anche gli stessi dirigenti, non naviga affatto in cattive acque, gli utili sono in crescita e i rapporti di lavoro in essere sono consolidati e per lo più a tempo indeterminato. In un contesto di reale tutela dell’economia e della ricchezza di un territorio, la fabbrica sarebbe salva. Così non la pensano i dirigenti della Società, svedesi, per i quali 70 famiglie operaie sulla strada e la morte di una provincia sul piano della produttività non sono validi motivi da opporre alla fredda contabilità di costo del lavoro messa in atto dal vertice della Dometic.

A parte le voci contrarie che si sono sollevate dal mondo sindacale, in particolare da parte della Fiom e della Uilm che hanno tra l’altro contestato l’illogicità strategica della scelta cinese in quanto la maggior parte della produzione è destinata al mercato europeo, e dei rappresentanti della Lega che stanno pressando le autorità cittadine e provinciali a scendere in campo per salvare l’azienda, il mondo politico sembra oramai assuefatto a un destino che pare ineludibile.

E’ l’ennesimo colpo inferto da un capitalismo apolide, che vede proprio nella sua dimensione finanziaria e transnazionale il suo punto di forza, il suo essere svincolato da ogni sorta di legame col territorio e con la produttività. Un capitalismo apolide contro il quale a poco serviranno le consuete riposte di una politichetta ammaestrata o le otto ore di sciopero; le uniche risposte possibili sarebbero strutturali, profondamente politiche: risposte socialiste e nazionali, o come le abbiamo definite su queste pagine, appunto, di terra e di popolo. - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=21635#sthash.U8bkOSEA.dpuf

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