PROPOSTE PER USCIRE DALLA CRISI DELL'EURO

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

La crisi della Grecia prima e degli altri paesi alla periferia della zona euro attualmente, hanno posto drammaticamente la possibilità del fallimento del progetto economico e politico dell'euro. Molti economisti hanno proposto soluzioni diverse e non necessariamente alternative per cercare di porre rimedio alla crisi. Concentrandoci sugli aspetti istituzionali riportiamo qui, in forma schematica, le proposte formulate fino a questo momento.

 

Autore e pubblicazione:

Stiglitz J.,

“The euro may not survive”

Sunday Telegraph (anticipazione update del suo libro Freefall)2 Ottobre 2010

- Ritorno alle monete nazionali

- Contenuto delle proposte:

La Germania deve uscire dall’euro: le diverse necessità di paesi con un alto surplus commerciale con quelle di paesi con elevati deficit come Irlanda, Portogallo e Grecia fanno sì che la moneta unica sia sotto pressione e possa non reggere. Se la Germania lasciasse l’eurozona questo permetterebbe alla moneta di svalutarsi e aiuterebbe i paesi in difficoltà aumentando le esportazioni.

Una soluzione ancora migliore sarebbe quella di implementare le riforme istituzionali, inclusa quella fiscale che avrebbe dovuto essere fatta con la nascita dell’euro.

 

Autore e pubblicazione:

Zingales L.,

“Due euro sono meglio di uno”

Ilsole24ore /9 maggio 2010

- Due o più euro

- Contenuto delle proposte:

La crisi greca ha seminato il dubbio che uno o più paesi possano uscire dall'euro. Difficilmente tale dubbio potrà essere fugato. Ma il mercato non ha idea di come tale uscita possa avvenire. La soluzione è spezzare consensualmente l’Europa e fare due euro. Creando due blocchi, ridurrebbe lo stigma su ogni singolo paese e consentirebbe al Sud di continuare a detenere una valuta liquida. La svalutazione dell'euro-sud rispetto all'euro-nord ridurrebbe il peso del debito pubblico e privato e permetterebbe un recupero di competitività che rilancerebbe l'economia. Eliminata l'incertezza gli investimenti riprenderebbero.

 

Autore e pubblicazione:

Franz W., Fuest C., Hellwig M., Sinn H-W. ,

“A Euro Rescue Plan”,

Cesifo Forum,

Estate 2010

Munchau W.,

“Europe is edging towards the unthinkable”

Financial Times

29 novembre 2010

- Fallimento concordato e ristrutturazione del debito pubblico

- Contenuto delle proposte:

Primo, ristrutturare il debito di Grecia, Irlanda e Portogallo: questo comporterebbe perdite (di valore dei titoli) e la trasformazione del debito in titoli (debt for equity swaps). Poi bisognerebbe trovare il modo per separare il debito pubblico con il debito finanziario e cambiare le competenze dell'European Financial Stability Facility (EFSF), il fondo sovrano creato per i salvataggi, e affidargli la ristrutturazione e il ridimensionamento del settore bancario europeo.

 

Autore e pubblicazione:

Basevi G.,

“Un’Agenzia europea del debito pubblico”, in Onofri P. a cura di, I mercati finanziari internazionali, Il Mulino

2006

 

Delpla J., von Weizsäcker J.

“The Blue Bond Proposal”,

Bruegel

6 Maggio 2010

 

Monti M.,

"I titoli europei",

Il Corriere della Sera

2 Dicembre 2010

 

Quadrio Curzio A.,

“The Greek Crisis and the European Crisis. How to Face Them”, Economia Politica, Journal of Analytical and Institutional Economics, Agosto 2010

 

Munchau W.,

“Bond plan could end the euro crisis”

Financial Times / 9 Dicembre 2010

- Agenzia Europea del Debito Pubblico (EGDA)

- Contenuto delle proposte:

Istituzione di una Agenzia che acquista sul mercato secondario i titoli dei paesi della zona euro fino ad un tetto del 60 per cento del loro debito pubblico nazionale rispetto al PIL, e sulla base di questo attivo nel proprio portafoglio, emette propri titoli (“blue bonds”). Per la parte di loro debito che eccede la soglia del 60 per cento, i paesi che ne hanno necessità emettono sul mercato propri titoli (“ red bonds”).

I blue bonds sarebbero molto liquidi e sicuri, e quindi dovrebbero avere un rendimento più basso della media dei rendimenti dei titoli emessi dai vari paesi.

Invece i red bonds avrebbero un profilo più rischioso e legato alla credibilità e alle politiche fiscali dei vari stati membri.

I red bonds rinforzerebbe gli obiettivi del Patto di stabilità e crescita perché spingerebbe alla disciplina di bilancio. In ogni caso, l'eventuale default di uno degli stati sui red bonds non minaccerebbe l’esistenza dell’area euro. ( Fonte: www.lavoce.info)

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