" Piano per il Sud" . Il punto di vista di Maurizio Ballistreri
Mentre l'Unione europea chiede all'Italia la predisposizione di un piano per il sostegno alla crescita economia del Paese, ricevendo risposte balbettanti da parte del premier Berlusconi, ecco che da un cappello a cilindro il ministro dell'Economia Tremonti ha tirato fuori l'idea di un programma straordinario per lo sviluppo del Mezzogiorno, chiamato "Eurosud", che prevede una revisione strategica dell'uso dei fondi strutturali europei.
Tremonti, che aveva chiesto al presidente della Commissione europea Barroso l'inserimento della proposta nel documento conclusivo del vertice dei leader Ue di domenica scorsa, ha descritto "Eurosud" come una "radicale revisione strategica dell'uso dei fondi anche con una regia rafforzata sia per interventi di lungo periodo che per quelli con effetti immediati e rapidi". Non si possono non esprimere forti perplessità per quello che potrebbe essere soltanto un nuovo annuncio. Infatti, già nel novembre del 2010 l'attuale governo approvò un piano nazionale per il Sud. Il piano prevedeva una serie di interventi infrastrutturali da realizzare, riguardanti le strutture sanitarie, assistenziali, scolastiche, la rete stradale e ferroviaria, la rete fognaria, la rete idrica, elettrica, di trasporto e di distribuzione del gas, e toccare le strutture portuali e aeroportuali. Il precedente piano per il Sud di questo governo prevedeva risorse del valore di 80 miliardi di euro, puntando su infrastrutture, sulla fiscalità di vantaggio e sulla Banca del Mezzogiorno, all'insegna dello stesso obiettivo di quello annunciato qualche giorno or sono da Tremonti: "provvedimenti sostanziosi e la concentrazione di fondi su iniziative strategiche per non disperdere le risorse in mille rivoli". Siamo nel solco della seconda Repubblica, in cui si parla di Sud e si promuove il Nord, con una sistematica politica antimeridionalista: il Mezzogiorno ha perso l'intervento straordinario e la stessa economia ordinaria, non ci sono più banche e la programmazione negoziata, fondata sullo sviluppo autopropulsivo, è stata accantonata; se non si bloccherà il federalismo fiscale aumenterà il costo dei servizi per cittadini e imprese; alla Sicilia continua ad essere negata l'Autonomia, violando la Costituzione e il patto che stava alla base dello Statuto speciale del 1946. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)