Ora tocca alla Consulta: i "barbari" del Pdl all'attacco della Costituzione
Presidente della Repubblica, Costituzione, poteri dello stato: l’attacco alla diligenza delle istituzioni non si ferma, ora il Pdl punta dritto dritto alla Consulta. E lo fa con il solito strumento dell’assurdità legislativa "tramite peone". Con il deputato Vignali che si inventa una proposta per eliminare le prerogative della Corte costituzionale. E scrive: «Quando indicherà che una norma è incostituzionale la Consulta non avrà più la facoltà di abrogarla. L’ultima parola, è l’inevitabile corollario, dovrà essere dall’unico organo investito della sovranità popolare, ovvero il Parlamento».
Un intervento sulla scia della scriteriata idea dell'altro peone Remigio Ceroni, di pochi giorni fa, di modificare l’articolo 1 della Carta, per anteporre l’Aula anche al Colle, come se fosse possibile con un semplice tratto di penna ridisegnare l'architettura istituzionale, magari per il gusto di fare qualcosa ad personam o ad partitum. E senza una benché minima rilevanza di pubblica utilità.
E a nulla serve che lo stesso Vignali, giustifichi la sua uscita con la volontà di ispirarsi al pensiero dell'Assemblea costituente. Oggi, arriva a teorizzare, «ci troviamo in presenza di una Corte costituzionale che potrebbe realizzare quella eccessiva ingerenza politica del giudice temuta da alcuni padri costituenti». Vabbè. Ormai è certificato: nel Pdl sono saltati gli argini, e i deputati più o meno noti - seguendo, s'intuisce, ordini superiori - si manifestano come un’orda di barbari. Pronti a tutto pur di cambiare le regole del gioco. O meglio, di eliminarle. ( Fonte: www.ilfuturista.it)
Autore: Francesco De Palo