" Operazioni al ribasso: in certi periodi, è giusto vietarle" di Giancarlo Marcotti

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://it.wrs.yahoo.com/_ylt=A0WTf2sTe0pOrDcAIjMmDQx./SIG=13jp43id4/EXP=1313532819/**http%3a//ilgiornale.alice.cdn.interbusiness.it/foto-id=773574-x=660-y=495/vendite_wall_street.jpgI mercati borsistici, per loro natura sarebbero esclusivamente rialzisti, visto che valutano società che operano in ambito economico, dovrebbero tendenzialmente solo aumentare, teoricamente, infatti, il mondo, nella sua globalità, è destinato a progredire.

 

Ovviamente ciò assume un valore quando analizziamo un lungo periodo, è cioè una tendenza di fondo, ed è del tutto normale che in alcune fasi, più o meno lunghe, il trend tendenziale possa essere intervallato, per le più svariate cause, da cicli ribassisti.

 

Ma, e questo è un punto focale, le vendite, in alcuni periodi, dovrebbero prevalere perché il mercato si accorge di aver sopravvalutato i titoli quotati, oppure perché si prospetta un ciclo economico più stagnante, se non addirittura recessivo, non perché vendere consente un guadagno.

 

Gli acquisti e le vendite non sono operazioni esattamente speculari, le curve di domanda ed offerta, infatti, solo nelle semplificazioni didattiche hanno coefficienti angolari perfettamente simmetrici, nella realtà non è così, e per un semplice motivo.

 

Al compratore, infatti, necessitano due elementi fondamentali, non basta soltanto avere la volontà di fare l’acquisto, ma occorrono anche le disponibilità finanziarie per concludere l’operazione, in parole povere, i soldi.

 

Al venditore, invece, basta la volontà di eseguire l’operazione, poiché il bene è già nella sua disponibilità.

 

Per questo normalmente si dice che le Borse salgono per le scale e scendono con l’ascensore.

 

Se si scatena euforia sui mercati il rialzo susseguente avverrà con una velocità decisamente inferiore rispetto a quella di un eventuale ribasso provocato dal diffondersi del panico.

 

Questo effetto non ha motivazioni esclusivamente psicologiche, ma anche materiali, con un rialzo non si guadagna in utilità marginale, quanto si perde con un ribasso della stessa entità.

 

Questo fattore è determinante per capire l’asimmetria delle due operazioni.

 

Infine un’altra annotazione, il ribassista prende “in prestito” le azioni, ovviamente per venderle immediatamente e ricomprarle a scadenza, auspicabilmente per lui ad un prezzo più basso, ma personalmente non riesco a capire colui che le concede “in prestito”, in cambio di un modestissimo compenso. Se detiene azioni significa che è un rialzista: perché prestare queste azioni a colui che mi giocherà contro? Per una sorta di masochismo?

 

Ma arriviamo al nocciolo della questione, su una cosa io concordo, i periodi di calo delle Borse non sono innescati dai ribassisti, i quali si “innestano” soltanto a trend negativo già in atto, ma certamente li amplificano, bersagliando poi alcuni settori in particolare, tutto ciò porta ad una indubbia distorsione del mercato.

 

Proprio per i motivi precedentemente esposti quindi io sono favorevole ad una stretta regolamentazione delle operazioni ribassiste sul mercato aperto ed al loro divieto in momenti particolari. Il fine è proprio quello di evitare distorsioni alle normali contrattazioni.

 

Il grande settore dei derivati, ha proprio la necessità di avere basi assolutamente solide, la trasparenza deve essere massima, non si può avere il dubbio che qualcuno possa operare per manipolare i sottostanti.

 

Sarebbe come insinuare il dubbio che uno scommettitore possa influire sul risultato dell’evento che sta proprio alla base della scommessa, un rischio che non si può assolutamente correre.

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