Nuove filiali in Cina per Citigroup
In Cina la classe media continua a crescere (si stima che abbia superato i 100 milioni di persone) ma i due terzi degli 1,3 miliardi di abitanti ancora non hanno accesso al credito: e le grandi banche non se ne lasciano sfuggire le potenzialità.
È il caso di Citigroup, che ha in programma di aumentare del 50% il numero di filiali nel Paese asiatico entro la fine del 2011.
«La Cina a livello globale è uno dei mercati più importanti per Citigroup – ha affermato in un'intervista Andrew Au, Ceo della divisione cinese –, e non c'è mai stato alcun cambiamento di strategia, nei momenti più o meno favorevoli; nemmeno durante il picco della crisi finanziaria».
Risale al 1902, infatti, la presenza del colosso bancario americano.
Quando nel 2006 le autorità cinesi hanno aperto il settore bancario agli istituti esteri, le sue filiali erano 13: ora sono 37. E quest'anno, ha spiegato Andrew Au, dovrebbero raggiungere il numero di 45-50.
Non solo nelle metropoli come Shanghai e Pechino: si intravedono prospettive di guadagno anche nelle città più piccole dell'entroterra.
Il che si traduce in una spinta occupazionale: negli ultimi 12 mesi Citigroup ha assunto circa 1000 persone, e si prevede che tale tendenza sia destinata a continuare.
La presenza estera nel comparto bancario cinese, comunque, per ora resta esigua. Uno studio di PricewaterhouseCoopers dimostra che le 127 banche straniere, attualmente, costituiscono soltanto l'1,83% del settore in termini di asset.
A fare la parte del leone resta HSBC, che negli ultimi cinque anni ha triplicato le proprie filiali locali, portandole a più di 100. E nei prossimi anni ha intenzione assumere centinaia di dipendenti in Asia, mentre continua a tagliare posti di lavoro in Europa.
( Fonte: www.valori.it)