Nunzia De Girolamo, la “ signora” della politica italiana - di Giancarlo Marcotti
Da un po’ di tempo non se ne sente più parlare, ma è soltanto perché non siamo nell’imminenza di una tornata elettorale, vedrete che quando si avvicinerà il momento di andare alle urne qualcuno riporterà quest’argomento al centro del dibattito politico.
Di cosa sto parlando? Delle “quote rosa”.
Una delle più grandi idiozie che siano mai state concepite dal genere umano.
Pensare ad una legge che imponga che un certo numero di parlamentari debba essere di genere femminile è semplicemente un’aberrazione dell’intelligenza umana. Magari, poi, visto che ci siamo, stabiliamo anche quante debbano essere more, quante bionde, quante giovani, quante … un po’ più attempate, quante belle, quante brutte, quante intelligenti, quante stupide ecc. ecc.
Ovviamente non mi dilungo su quest’argomento che, è del tutto evidente, non merita assolutamente di essere trattato.
Ma fra le motivazioni di coloro che propongono (perché esistono ancora) le cosiddette “quote rosa”, una delle più ricorrenti è che le donne porterebbero nella politica quella raffinatezza e quell’eleganza sconosciuta ai colleghi maschi.
I maschi sono rozzi, litigiosi, biliosi, vendicativi e soprattutto scurrili.
Nunzia De Girolamo, invece …
Ok, esco subito dalla facile ironia, cerco di essere una persona coerente, ho appena detto che le quote rosa sono un’aberrazione, e lo sono soprattutto perché risultano una proposta umiliante proprio nei riguardi delle donne, ritenute, in questo modo, una sorta di “specie inferiore” che, di conseguenza, deve essere aiutata e protetta.
Ed allora non scadrò di certo nel luogo comune che ci sia un linguaggio “maschile” rozzo e triviale, infarcito di termini scurrili ed uno femminile elegante e raffinato pieno solo di parole sdolcinate.
Insomma anche le donne si incazzano, e quando si incazzano dalla loro bocca possono uscire delle espressioni un po’ forti come: “Non mi faccio prendere per il culo” oppure “Stronzi”, e via di questo passo.
Ma lungi da me condannare un linguaggio colorito, preferisco di gran lunga la persona che dopo essersi data per sbaglio una martellata sul dito se ne esca con un “Porc… putt… vac… tr…” che non con un “accidempolina”, insomma nel primo caso abbiamo a che fare con una persona “vera”, nel secondo con una “artefatta”, ed io preferisco sempre la naturalezza.
Vede cara Sig.ra De Girolamo, ciò che io le contesto non è, come dice lei, il fatto di aver usato termini ineleganti, anche se certamente da un Ministro della Repubblica ci si attende un linguaggio consono, quello che le contesto è molto più grave.
Quelle intercettazioni, ancorché “rubate” (ma ciò non cambia di una virgola la mia considerazione), ci riportano alla maniera più vecchia e bieca del fare politica, insopportabile quando espressione della vecchia classe dirigente, assolutamente intollerabile se ascrivibile a chi, giovane e quindi portatrice di nuova linfa dovrebbe essere l’incarnazione del cambiamento.
Vede ciò che mi ha più colpito in quelle intercettazioni, e che nessun notista politico ha sottolineato (e questo è davvero un segnale inquietante) è il passaggio in cui lei dice testualmente “Preferisco poi darlo a ad uno del Pd che ci vado a chiedere 100 voti …”
Al di là dell’italiano maccheronico, è un’espressione davvero sconfortante, se qualcuno avesse ancora l’illusione che in Italia le cose possano cambiare, frasi come questa mettono una pietra tombale sulle residue speranze.
In una larga parte dell’Italia le persone perdono la loro identità di essere umani per diventare “voti” e si contano così, a centinaia, come greggi di pecore. Veramente deprimente.
Giancarlo Marcotti