" Monti e la "strana maggioranza" in un labirinto politico" di Pierfrancesco Freré
E' probabile che in questo momento non sia solo Luigi Lusi, l'ex tesoriere della Margherita per il quale il Senato ha autorizzato l'arresto, a vivere un incubo. In vista del decisivo vertice europeo di fine mese, anche Mario Monti e la sua "strana maggioranza" sono piombati in un labirinto politico molto simile ad un brutto sogno.
Il Professore aveva chiesto al trio ABC di potersi presentare a Bruxelles con le spalle coperte dalla riforma del lavoro approvata in Parlamento. E intanto ha sparato le sue cartucce al vertice G20: mediazione tra le due sponde dell'Atlantico in un momento in cui le relazioni tra Stati Uniti e Germania sono al minimo storico e proposta di uno scudo anti-spread attraverso l'acquisto dei bond statali europei da parte del fondo salva-Stati.
Ma i risultati si sono rivelati deludenti. La commissione Ue ha derubricato - con insolita ruvidità - la proposta Monti al livello di una semplice aspirina e Angela Merkel ha spiegato che l'acquisto di titoli di Stato da parte dell'Efsf e dell'Esm è teoricamente possibile ma sotto il controllo di quella troika che, almeno per il nostro Paese, il premier esclude (anche perché rappresenterebbe una sconfessione delle ragioni che hanno dato vita al governo dei tecnici).
Su questo punto, però, le opinioni non convergono: Massimo D'Alema per esempio sarebbe favorevole ad accettare controlli Ue in cambio di "vere contropartite" che finora sono mancate. Lo stesso Silvio Berlusconi in passato aveva dato la sua disponibilità, sia pure mascherata sotto la formula dell'invito alle autorità europee.
La partita naturalmente è ancora tutta da giocare. Ma quello che preoccupa il Professore, con ogni probabilità, è la debolezza della Grande Coalizione e le pressioni crescenti perché si impegni a scardinare la politica del rigore di Berlino. Monti ha ottenuto il voto sulla riforma del lavoro solo dietro l'esplicita garanzia che saranno modificate le norme sugli esodati e sulla flessibilità in entrata (Pierluigi Bersani ha preteso di "vedere i fatti"), ma le difficoltà nel raggiungere una mozione unitaria di sostegno in Europa da parte di Pdl-Pd-Terzo polo è il vero campanello d'allarme.
Quale interpretazione dare, infatti, della nuova sortita di Berlusconi sul possibile ritorno alla lira nel caso la Germania si ostini a rifiutare la trasformazione della Bce in banca di garanzia che può emettere euro e comprare bond europei? Un'arma di pressione contro Berlino (di cui peraltro Monti non avverte il bisogno) o uno slogan elettorale? Come in tutte le mosse del Cavaliere, l'interpretazione è controversa. Ma un fatto è certo: nel Pdl tira aria di burrasca, il manipolo di coloro che non vogliono votare i provvedimenti del governo si ingrossa ogni giorno, c'è chi considera Monti politicamente morto (Crosetto e Brunetta).
Il vertice di Bruxelles rappresenterà il vero spartiacque. Se il premier dovesse tornare a mani vuote, senza impegni concreti della Germania, la sua situazione diverrebbe molto più debole. I berlusconiani non sembrano in grado di accettare altri sacrifici senza una vera svolta economica che consenta al Pdl di affrontare più credibilmente le elezioni.
Del resto le schermaglie in atto sulle riforme istituzionali, e la stessa decisione del Pdl di non partecipare al voto in Senato sul caso Lusi lasciando nelle mani del Pd la patata bollente, sono i segnali di un rapporto che si va deteriorando sempre più. D'Alema ha fiutato aria di crisi e avverte che "la destra sarebbe folle a far cadere il governo" ma certo sentire parlare di "Monti uno" fa capire che il Pdl ritiene esaurita una fase.
Insomma, il destino del governo tecnico dipende dall'eurovertice. Le pressioni dei blocchi sociali di riferimento si fanno sempre più forti su destra e sinistra, perfino i centristi - i più strenui difensori dell'esecutivo - cominciano a soffrire gli svarioni dei ministri-professori in caduta libera nei sondaggi quanto i partiti. Le elezioni in ottobre non sono scongiurate e nemmeno l'idea di un governo più politico, sempre guidato dal Professore, nel caso che delle larghe intese - causa crisi - non si potesse proprio fare a meno.
pierfrancesco.frere@ansa.it
Fonte: www.americaoggi.info