Meritocrazia e opportunità: per il futuro dei giovani (e dell'Italia)
Sono scesi in piazza i precari, sabato, nelle piazze di tutt’Italia. Roma, Napoli, Torino, Milano, Bologna, Firenze. Al grido "Il nostro tempo è adesso", ricercatori, impiegati, operai, giornalisti in piazza per chiedere certezze, diritti, futuro. Una protesta partita da Facebook, che ha raccolto migliaia di adesioni. Una protesta che racconta storie di giovani senza protezione, con una illusoria flessibilità positiva, con sogni impossibili da realizzare e futuro difficile da costruire.
Sul sito, il comitato promotore “dà i numeri”: 45 mila sono i laureati che ogni anno lasciano l'Italia, un abbandono che al nostro paese costa ogni anno – stima dell'Ocse - 6 milioni di dollari. Solo il 30% delle giovani famiglie riesce ad acquistare una casa. Il lavoro familiare delle giovani donne dura mediamente, secondo l'Istat, 5 ore e 47 minuti, quello dei loro compagni uomini 1 ora e 53 minuti.
È arrivato il momento di porre un freno, di dire basta. Per il futuro, dei giovani e dell’Italia. È arrivato il momento di fare qualcosa, di spronare un governo immobilizzato da questioni e leggi personali, dimentico delle condizioni reali del Paese, incurante di una disoccupazione giovanile giunta alla soglia record del 29%, al cospetto di una media dell’Eurozona che si attesta alla già alta percentuale del 20%.
È in questa direzione che procedono le proposte avanzate in questi giorni – in momenti differenti, eppure collegate da un filo nemmeno tanto invisibile nei contenuti – da Futuro e Libertà per l’Italia (proposta di legge a firma Enzo Raisi e Benedetto Della Vedova) e da Luca Cordero di Montezemolo, Pietro Ichino e Nicola Rossi (attraverso l’articolo apparso sul Corriere della Sera) sul mercato del lavoro ed il welfare.
La proposta Fli prevede, tra le altre cose, l’introduzione per tutte le nuove assunzioni di un contratto di lavoro unico a tempo indeterminato, senza la tutela dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, in sostituzione di tutte le forme contrattuali, subordinate e parasubordinate. Per i nuovi assunti propone, inoltre, un’indennità di licenziamento, a carico del datore di lavoro, un’indennità di disoccupazione, l’estensione, ai dipendenti a tempo indeterminato in imprese con meno di 15 dipendenti, delle stesse indennità di licenziamento e disoccupazione previste per i nuovi assunti, con decorrenza dall’entrata in vigore della riforma.
Il fulcro è senza dubbio la proposta di un unico modello contrattuale, a tempo indeterminato, di “ichiniana” ispirazione. A ciò si aggiunge, una stretta robusta sugli stage: da rendere un vero strumento di formazione e non di sfruttamento incontrollato, la proposta Raisi-Della Vedova prevede un tetto massimo di stagisti impiegabili nel corso dell’anno e l’obbligatorietà della retribuzione per gli stage sopra i due mesi.
Montezemolo, Ichino e Rossi, dal canto loro, rilanciano la proposta di riscrittura del diritto di lavoro che Ichino aveva da tempo presentato in Parlamento: «Fuor di metafora: riscrivendo il diritto del lavoro in modo che tutti i nuovi rapporti da qui in avanti possano essere costituiti a tempo indeterminato: anche quelli che fino a oggi sono stati l’espressione patologica della precarietà (contratti a progetto, partite iva fasulle, …), garantendo la piena copertura di eventuali oneri economici aggiuntivi per le imprese piccole e grandi, trattando nella stessa maniera l’operatore privato e l’operatore pubblico», si legge nell’articolo comparso sul Corriere. Un sistema di indennità di licenziamento e sussidi di disoccupazione, «occupazione a tempo indeterminato per tutti e piena protezione contro le discriminazioni e contro i licenziamenti disciplinari ingiustificati, ma nessuna inamovibilità per motivi economici e organizzativi».
A creare un trait d’union tra le due “ricette” anche l’idea di un saldo patto generazionale: se la proposta Fli prevede un allungamento dell’età pensionabile nel range 62-67 anni per finanziare il welfare delle opportunità, tanto caro a Gianfranco Fini - fatto di sostegno alla maternità e alla paternità, una formazione professionale qualificante, un irrobustimento delle aspettative pensionistiche dei lavoratori più giovani - che permetta agli adulti di andare in pensione più tardi per finanziare i periodi di disoccupazione involontaria dei giovani, la proposta di Montezemolo, Ichino e Rossi suggerisce di individuare la copertura della maggiore spesa necessaria proprio attraverso “un atto di solidarietà intergenerazionale: un anno (o anche meno) in più al lavoro per i padri in cambio di una concreta prospettiva di stabilità e di una pensione decente per i figli”
Problemi concreti e reali, comuni agli italiani, da affrontare, finalmente. Proposte tangibili, che, anche per i chi non le condivide, non possono che rappresentare uno spiraglio di luce in una notte politica italiane buia e inconcludente. Tentativi di porre un freno al precariato, un freno alla disoccupazione dei giovani: è questo che l’agenda politica italiana dovrebbe porre al suo centro. La garanzia di una flessibilità collegata ad un welfare appropriato; un argine al dualismo tipico del nostro mercato del lavoro, che ad un giovane precario dipendente, in caso di cessazione del contratto di lavoro, non corrisponde una tutela idonea ad sostenerlo nel periodo di ricerca attiva di una nuova occupazione; una possibile realizzazione di quella “meritocrazia”, tanto predicata e tanto poco praticata. Un futuro, per i giovani e per l’Italia. ( Fonte: www.ilfuturista.it)
Autore: Tonia Garofano