" Le sospensioni dei titoli in Borsa: un’ingerenza o una necessità?" di Giancarlo Marcotti

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

FotoSketcher - giancarlomarcotti-copia-1Il regolare funzionamento dei mercati finanziari, in tutto il mondo occidentale, viene garantito da società private, a loro volta spesso quotate, cui spetta il compito di organizzare e gestire le Borse.

Per quanto riguarda il nostro Paese è noto a tutti che questo attività viene svolta da Borsa Italiana, società privatizzata nel 1998 e dal 2007 facente parte del Gruppo London Stock Echange.

 

Obiettivo principale per Borsa Italiana è quello di “sviluppare i mercati, la liquidità, la trasparenza, la competitività e l'efficienza”.

 

Naturalmente quando si tratta di tradurre le nobili intenzioni in comportamenti pratici le cose diventano immediatamente più complesse.

 

Queste società, addette al corretto funzionamento dei mercati, hanno ovviamente molteplici incombenze che devono svolgere con la massima trasparenza, a nostro avviso, però, esse debbono avere come obiettivo primario la cosiddetta “parità informativa”.

 

Debbono quindi garantire ad ogni operatore, nello stesso istante, tutte quelle informazioni che possano influenzare l'andamento delle contrattazioni.

 

Mancare ad un principio così fondamentale sarebbe deleterio, chi siederebbe infatti ad un tavolo se fosse costretto a giocare al buio, mentre gli altri partecipanti potessero tranquillamente guardare le proprie carte?

 

Le Società quotate stesse hanno l'obbligo di avvisare tempestivamente le Autorità di gestione dei mercati, di eventuali notizie in grado di influenzare in maniera significativa le quotazioni azionarie.

Borsa Italiana se preavvertita, da una Società quotata, della divulgazione di un comunicato cosiddetto “price sensitive” provvederà all'immediata sospensione dalle contrattazioni del titolo in oggetto proprio al fine di consentire a tutti gli operatori di venire contemporaneamente a conoscenza dell'informazione.

 

Ma andiamo con ordine, è bene essere precisi, Borsa Italiana definisce la sospensione di un titolo “un'interruzione non programmata del normale processo di contrattazione” e distingue fra sospensione discrezionale ed automatica.

 

La prima è ovviamente decisa dall'Autorità di gestione quando la stessa ritiene che non sia garantito il regolare funzionamento del mercato, nel secondo caso, la sospensione avviene “automaticamente” al superamento di una soglia prefissata di variazione del prezzo (nell’ipotesi di una azione questa soglia è fissata a +/-10%).

 

Borsa Italiana quindi può procedere alla sospensione di un titolo in maniera discrezionale quando ritiene anomalo l'andamento delle contrattazioni, non solo riguardo ai prezzi, ma anche alle quantità.

Infine, anche se poco consueta, la sospensione può avvenire per la segnalazione di qualche operatore che si ritiene danneggiato dal comportamento di altri operatori.

 

E' comunque sempre Borsa Italiana, cioè l'Autorità di gestione del mercato, a prendere la decisione di sospensione di un titolo e non la Consob, che invece è l'Autorità di controllo, la quale viene informata immediatamente (oltre naturalmente alla Società stessa quotata) della sospensione dalle contrattazioni di un titolo azionario.

 

Cosa avviene durante la sospensione e quanto dura?

 

Ovviamente la durata è molto variabile, visto che la sospensione è avvenuta perché mancavano le condizioni affinché il funzionamento del mercato fosse regolare, dovranno ripristinarsi queste condizioni per essere riammessi alle quotazioni.

 

In pratica viene eseguita una nuova asta di volatilità, uguale in tutto e per tutto a quanto viene fatto in fase di apertura. Nel momento in cui non si riscontreranno più le anomalie e quindi si riuscirà a stabilire un nuovo prezzo di apertura questo diventerà il nuovo riferimento per valutare la congruità degli scostamenti.

 

Discrezionale o automatica, la sospensione è comunque “un'entrata in campo”, giustificata, secondo Borsa Italiana, proprio dalla necessità di svolgere al meglio il proprio compito che, tra l'altro, prevede oltre alla parità informativa, la trasparenza delle contrattazioni e quindi è prevista dal proprio Regolamento approvato dalla Consob.

 

Quindi la ratio che sta alla base della sospensione automatica è: io non so che sta succedendo, di fatto però accade qualcosa di anomalo, quindi preferisco fermare le contrattazioni e capire le motivazioni di questi scostamenti, se anche non ci fossero operazioni fraudolente di fondo ho comunque inviato al mercato un segnale di pericolo.

 

Diverse altre Borse non contemplano la sospensione automatica al superamento di limiti di scostamento delle quotazioni, la logica che sta alla base di questa scelta è che, quali che siano le motivazioni, queste siano note al mercato, e quindi non ci debbano essere le ragioni per un intervento diretto, qualora poi la Società quotata avesse tenuto riservato o comunicato a pochi informazioni price sensitive andrebbe incontro a pesantissime sanzioni incorrendo nel reato di aggiotaggio.

 

A questo punto non posso naturalmente sottrarmi alla ovvia domanda: quale delle due metodiche dovrebbe essere preferibile?

 

Non per dare una risposta diplomatica, sapete che non mi sottraggo mai nel fornire un parere personale anche se in controtendenza rispetto al “sentir comune”, sono un convinto liberista, ritengo infatti che in un Paese normale il mercato abbia in sé quei meccanicismi che lo rendano efficiente, l’intrusione di una qualsivoglia “Autorità” quindi la ritengo sempre un’ingerenza.

 

Non posso però ignorare di vivere ed operare in Italia, un Paese in cui la Giustizia non si può certo dire che funzioni, quante persone ricordate, negli ultimi vent’anni, condannate per aggiotaggio? E voi pensate che questo reato in Italia sia così poco diffuso?

 

Ritengo quindi che un intervento di una Autorità che, in situazioni particolari, lanci un “warning” abbia perlomeno il pregio di frenare comportamenti illeciti, obbligando il mercato ad una “pausa di riflessione” che a volte si è dimostrata salutare.

 

Per concludere una domanda curiosa, visto che abbiamo detto all’inizio che le Società di gestione delle Borse sono esse stesse, a volte, quotate o possono emettere strumenti finanziari che possono essere quotati, chi decide l’eventuale sospensione di questi titoli? Il conflitto d’interesse sarebbe più che lapalissiano!

 

Non vi lascio l’interrogativo perché anche la risposta è scontata infatti in questi casi sarà l’Autorità di controllo, nel caso italiano la Consob, a prendere questa decisione.

 

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