LE PENSIONI SONO SOLO L'INIZIO
I benzinai sono all'asciutto, le auto bruciano e le scuole sono chiuse. La protesta contro la riforma delle pensioni ha coinvolto milioni di persone e la Francia è nel caos. Ma non si tratta solo del sistema previdenziale: l'intera gestione dello stato è sotto tiro.
Ora ci si mettono anche i camionisti, che hanno bloccato le strade in segno di protesta contro la riforma delle pensioni. Gli operai delle raffinerie sono già passati all'azione: hanno innalzato barricate davanti ai depositi di petrolio e vogliono lasciare il paese a secco. Da giorni scioperano i ferrovieri. Gli studenti si preparano a mettersi alla testa del movimento. E oggi, per il settimo giorno consecutivo di protesta nazionale, scenderanno tutti in strada.
I sociologi mettono in guardia: l'incendio potrebbe essere difficile da contenere. I nervi sono a fior di pelle. Gli animi si scaldano, e ora il movimento ha anche un martire: durante gli scontri tra i giovani e la polizia, il sedicenne Geoffrey Tidjani è stato colpito da un proiettile di gomma e probabilmente perderà un occhio.
L'esperto di questioni giovanili Michel Fize fa già paralleli con il leggendario maggio '68. Ma il paragone ancora non regge. Allora la fiducia nella felicità collettiva e la speranza di una società migliore avevano conquistato migliaia di francesi, soprattutto i più giovani. Oggi non c'è nessuna fiducia, nessuna traccia di speranza. Al contrario, le nuove generazioni denunciano proprio la totale mancanza di prospettive.
I dirigenti dei sindacati e i politici dell'opposizione assicurano che l'obiettivo della protesta è solo quello di bloccare una riforma delle pensioni considerata ingiusta. Eppure questa lettura non convince. La riforma delle pensioni, per quanto squilibrata, non può giustificare una protesta del genere.
I sondaggi parlano chiaro. La maggioranza dei francesi è ormai rassegnata: oggi si vive più a lungo, e quindi bisogna lavorare di più – e si rallegra almeno che le pensioni non saranno ridotte. Come si spiega allora che la stragrande maggioranza del paese, che in principio è disposta ad accettare la riforma, oggi la combatta con tutte le sue forze?
Il 72 per cento dei francesi si è dichiarato solidale con i manifestanti, e ha assicurato la sua disponibilità a proseguire a tempo indeterminato lo sciopero contro la proposta di legge. Sicuramente è ingiusto che, con l'innalzamento dell'età pensionabile da 60 a 62 anni, chi inizia a lavorare subito dopo le scuole dovrà sgobbare 44 anni, mentre i dirigenti potranno incassare la loro pensione dopo 41,5 anni di servizio. Ma che due terzi della popolazione si scatenino per questo gettando la Francia nel caos, è un po' difficile da credere.
No, è anche una questione di principio. A trascinare milioni di persone in piazza, oltre alla scorrettezza della riforma, è l'ingiustizia in sé. Il risentimento nei confronti di chi “dall'alto” indica nel popolo la vittima sacrificale e prende per sé il meglio della vita, è stato rinforzato dalla presidenza di Nicolas Sarkozy.
Il ministro del lavoro Eric Woerth, che dovrebbe convincere gli elettori ad approvare la riforma, ha recentemente raccolto donazioni per l'Ump – il partito di governo – dalla miliardaria Liliane Bettencourt, nota per evadere le tasse. Si è trattato solo dell'ultimo episodio di una serie di infelici mosse che hanno scatenato la rabbia popolare.
Ancora una volta i francesi si prendono la libertà di rivendicare ad alta voce égalité e fraternité, come hanno già fatto spesso nello spirito della Rivoluzione del 1789. A chi spetta se non al popolo di lottare per uguaglianza e fraternità?
Nel 1958 la costituzione della V Repubblica ha accordato al presidente, in nome della stabilità di governo, i poteri di un monarca, e ha limitato “l'intromissione” di parlamento e partiti al minimo indispensabile. I sindacati hanno subito un calo degli iscritti dell'8 per cento. In una situazione in cui la divisone dei poteri è così poco marcata, la popolazione, già sfiduciata nei confronti dei potenti, si sente quasi obbligata a mettere un freno all'autorità dello stato.
I politici assistono senza troppa preoccupazione. Il governo, che non è disposto a cedere sulla riforma, ha annunciato che eliminerà il limite massimo di tasse per i ricchi. Questo limite introdotto da Sarkozy è diventato, nelle parole del ministro del bilancio Francois Baroin, il simbolo stesso dell'ingiustizia. Ma non sembra affatto probabile che i francesi si accontenteranno. (Fonte: Frankfurter Rundschau Francoforte/ www.presseurop.eu/ Traduzione di Nicola Vincenzoni)