" Le due anime di Draghi: dalla lettera Bce alla solidarietà indignata" di Emiliano Condò
Qualcosa non torna. Poco prima che iniziasse il corteo degli indignati il presidente (lo sarà tra quindici giorni ma la sostanza non cambia) della Bce Mario Draghi ha parlato e ha spiegato che i ragazzi che si preparavano a invadere le strade di mezzo mondo hanno ragione da vendere. Hanno ragione a protestare e soprattutto hanno ragione a prendersela con il mondo della finanza.
Già qua, visto il curriculum di Draghi, qualcosa non torna, ma non è questo il punto. Non è il punto neppure quanto accaduto subito dopo: a Roma la situazione è, prevedibilmente degenerata (almeno 20 feriti), e il presidente ha commentato con un “che peccato”.
Il punto è che non si capisce quanti Draghi esistano. E il riferimento non è ai Draghi ribelli dei cortei. Il riferimento è tutto a Mario Draghi, quello che un mese prima di aver dato ragione ai giovani ha scritto insieme a Jean Claude Trichet una lettera al governo italiano. Lettera seria e formale con tanto di sigillo della Bce. Lettera in cui c’era scritto: privatizzare, liberalizzare, tagliare il debito, tagliare posti di lavoro, tagliare stipendi, tagliare pensioni, facilitare i licenziamenti. Insomma c’era scritto che per uscire dalla crisi dovevano pagare soprattutto i giovani e i precari.
Allora la domanda è lecita: è lo stesso Draghi? E qual’è davvero il suo pensiero reale? Il sospetto è che il Draghi vero la pensi come scritto nella lettera. Poi, anche per un presidente della Banca Centrale Europea, un minimo di popolarità non guasta. Da qui le parole pronunciate proprio nel giorno giusto, quello in cui tutti le avrebbero lette. E le avrebbero trovate di buon senso. ( Fonte: www.blitzquotidiano.it)