Le banche cinesi minacciate dai prestiti agli enti locali
Le autorità cinesi hanno chiesto alle banche del loro Paese di ricalcolare i loro livelli di liquidità entro il prossimo 31 marzo. La ragione di tale operazione sta nel fatto che gli istituti di credito hanno prestato non meno di 1.200 miliardi di dollari agli enti locali. E, secondo il governo di Pechino, tali prestiti devono essere considerati ad altissimo rischio.
Si tratta di un colpo potenzialmente molto duro per gli istituti di credito della nazione asiatica, secondo quanto rivelato da alcune fonti anonime vicine alla questione, citate dall’agenzia Bloomberg. Se ai capitali concessi alle amministrazioni sparse sull’immenso territorio della seconda economia del mondo, infatti, fossero assegnate davvero etichette di rischio ben più alte rispetto a quelle attuali, i prestiti dovrebbero essere sostenuti da un quantitativo di cash flow a sua volta molto più alto. Il che porterebbe i ratio di capitalizzazione delle cinque principali banche del Paese ad un passo dagli standard minimi. Basti pensare che il 23% dei 1.200 miliardi concessi non sono attualmente garantiti da capitali liquidi.
Anche l’agenzia di rating americana Standard & Poor’s nello scorso mese di luglio aveva avvertito che numerosi enti locali cinesi avrebbero potuto registrare gravi problemi di bilancio nel prossimo futuro: un’eventualità giudicata «altamente probabile». Anche per questo la Commissione regolatrice bancaria di Pechino (CBRC) ha imposto una serie di restrizioni, nei mesi scorsi, ai crediti erogabili alle amministrazioni locali. Specificando i livelli di liquidità da accantonare obbligatoriamente per ciascun nuovo prestito. Se si interverrà anche su quelli concessi in passato, ciò potrebbe tradursi in un significativo calo del Tier-1 core capital ratio per grandi banche cinesi. Secondo gli analisti, la più colpita sarebbe Agricoltural Bank of China; quella meno in difficoltà, invece, sarebbe China Merchants Bank.( Fonte: www.valori.it)