LA SVEZIA SI RIALZA DALLA CRISI GRAZIE AL WELFARE
Gli analisti prevedono una crescita del PIL in stile Tigri Asiatiche e la Banca Centrale svedese alza ulteriormente i tassi di interesse. “Ma la disoccupazione è una piaga che il governo deve sanare”.
La Svezia pare essere uscita dalla crisi meglio della maggior parte degli altri paesi. Qualche settimana fa, durante la discussione della Finanziaria 2011, il Ministro delle Finanze Anders Borg (foto) ha affermato che il Paese è in fase di crescita economica che avrà ripercussioni positive sul mercato del lavoro. “L’obiettivo principale del Governo è quello di tendere alla completa occupazione. Per questo motivo stiamo continuando ad adottare misure che mettano il lavoro al primo posto e che riducano l’esclusione”.
ROSEE PREVISIONI – Il Governo ora prevede un’espansione dell’economia nazionale che toccherà il picco del 4,8% entro la fine dell’anno per poi assestarsi intorno al 3,7% nel 2011. Dopo essere stata colpita profondamente dalla crisi finanziaria del 2008-2009 durante la quale la Svezia ha raggiunto picchi di deficit del 5%, la nazione scandinava e gli altri paesi nordici che fondano la propria ricchezza sull’export si stanno riprendendo alla grande tanto che le previsioni ottimiste espresse dal Ministero vedono il tasso di disoccupazione passare dall’8,4% del 2010 all’8% del 2011 fino al 6% nel 2014.
COME LE TIGRI ASIATICHE – Il Ministro Borg continua: “Osservando i recenti dati relativi al PIL viene da pensare che per vedere performance del genere sia necessario comparare la Svezia ai paesi asiatici. Pochissimi Paesi europei superano il 3% e ancora meno il 4%”. Nonostante la ripresa sia strettamente connessa ad una economia globale sempre più forte e che ha migliorato il clima per la produzione e l’export, analisti affermano che la crescita svedese è dovuta alle sue robusta fondamenta: finanze pubbliche in salute e crescenti tassi di consumo.
UN PASSO INDIETRO – Memore della fase di profonde difficoltà caratterizzate dal tracollo delle esportazioni e dalla stagnazione delle produzioni (specialmente quelle legate all’ingegneria) Olle Olmgren, analista della banca svedese SEB, in un’intervista realizzata da AFP afferma :” Certo, abbiamo avuto una forte recessione l’anno scorso in particolare nel settore manifatturiero ma ora ci siamo rialzati. La domanda interna è solida, le famiglie hanno bilanci in attivo, la disoccupazione diminuisce, i consumi lievitano come anche le finanze pubbliche”. Diversamente da altri paesi europei che affrontano deficit paurosi e misure da austerity, il governo svedese ha attinto dalle casse dello stato per mettere in campo ammortizzatori sociali andando dunque a rafforzare il suo famigerato welfare e allo stesso tempo sostenendo i consumi.
SPAZIO DI MANOVRA – L’autorevole think tank tedesco rappresentato dalla Fondazione Bertelsmann, in un rapporto dal titolo “Managing the crisis – Sweden country report” afferma che l’economia svedese, nel momento in cui è stata investita dalla crisi, era sana. Grazie a solide finanze pubbliche e a regimi fiscali robusti, il Paese ha avuto spazio di manovra per reagire. Diversamente dagli altri paesi dell’OCSE, il debito pubblico svedese è sempre stato relativamente basso. Dal punto di vista del mercato finanziario, il fatto che le banche svedesi non abbiano stretti legami con quelle americane ha scongiurato il peggio, nonostante automaticamente, l’effetto del tracollo, sia stato sentito di riflesso visti i rapporti con le banche europee. La contrazione della domanda sia estera che interna si è fatta invece sentire in modo importante considerato che nell’ultimo quarto del 2008 si è registrato un calo nelle esportazioni del 10% e una diminuzione dei consumi pari al 3%.
INTERVENTO DELLO STATO – Nell’ottobre del 2008 è stato presentato e approvato in Parlamento il pacchetto contro la crisi mirato a sostenere le banche offrendo loro un cospicuo paracadute, stabilizzare la domanda interna, a rafforzare il welfare per sostenere i consumi e a rimettere in moto la macchina dell’occupazione mediante investimenti, commesse (basti pensare che durante lo scorso anno lo 0,11% del Pil è stato investito in infrastrutture legate ai trasporti) e tagli fiscali per le aziende. In riferimento al settore dell’export, il Governo ha optato per agevolare l’accesso al credito da parte delle aziende coinvolte piuttosto che finanziarle di tasca propria. In tutto, il governo stima che si sia trattato di una manovra da 83 miliardi di corone pari più o meno al 2,7% del Pil.
IL MERCATO DEL LAVORO – Per attraversare la crisi, il Governo ha investito e messo in campo politiche attive del lavoro con l’obiettivo di arrivare a coinvolgere circa 250 mila persone entro la fine del 2012 che corrisponderebbe ad un aumento dal 2 al 4% sul totale della forza lavoro. Un ulteriore investimento di circa 100 milioni di euro è stato destinato all’Autorità di Pubblico Impiego (Arbetförmedlingen) per mantenere una qualità del servizio alta e efficace.
TASSI DI INTERESSE IN RIALZO - A giugno la Sveriges Riksbank, la Banca Centrale svedese, aveva innalzato i tassi di interesse dal minimo storico dello 0,25 al mezzo punto. Si era ripetuta poi ad agosto e poi a fine ottobre, quando il tasso di interesse fissato dalla Banca Centrale ha raggiunto il punto percentuale a segno di un’economia che cresce senza sosta. Previsioni rosee dunque controbilanciate dalla prudenza del ministro Borg che afferma: “Non è ancora il momento di festeggiare. C’è il rischio che le previsioni siano troppo ottimiste. Per questo dobbiamo assicurarci che le finanze pubbliche restino in surplus e che venga intrapresa una battaglia dura contro la disoccupazione che è la nostra nemica numero uno”. ( Fonte: wwww.giornalettismo.com)
Autore: Viola Afrifa