La ‘svalutazione fiscale’ è già in agenda - di Roberto Marchesi

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1362761535.jpgIl mio articolo “Un’ipotesi- la “svalutazione fiscale” ha aperto la discussione, trovando favorevoli e contrari, su un intervento di macro-economia che, se attuato dal nostro governo, avrebbe un forte impatto sulla vita di milioni di persone. Ma questo è proprio ciò che deve fare la macro-economia.
Chi è al timone di una grande economia ha una responsabilità altissima.
Non può sbagliare, perché un conto è un docente o un ricercatore che sviluppa una teoria economica sicuro che funzionerà, ma intanto rimane sul piano teorico. Altro conto è per chi ha davvero la responsabilità di guidare una economia. In questo caso l’errore non è consentito, perché sbagliare significa incidere sulla vita personale di milioni di persone e famiglie.
Ciò tuttavia non annulla la possibilità di errore. L’errore può verificarsi ugualmente perché ... tutti possono sbagliare. C’è differenza però tra chi sbaglia in buona fede e chi invece lo fa in malafede, cioè agisce non nell’interesse della popolazione ma persegue altri interessi.
Un esempio perfetto di grave errore compiuto in buona fede l’ho appena citato nel recentissimo articolo “Tagliare le spese pubbliche è... stupido” (Rinascita 28.2.13), con l’esempio dato da Sir McDonald (Gran Bretagna), Herr Bruning (Germania) e Mr. Hoover (Stati Uniti) responsabili politici e/o economici dei loro rispettivi paesi negli anni Trenta, i quali decisero di avviare politiche economiche fortemente restrittive, pensando di far bene.
Credettero che il sacrificio per un anno o due imposto alla popolazione avrebbe riequilibrato gli scompensi determinati dagli eccessi finanziari dell’epoca, e invece innescarono una gravissima crisi che divenne lunga depressione economica per oltre un decennio.
Fu un errore grave, ma loro erano in buona fede, perché l’interconnessione dei mercati e delle borse, anche senza computer, erano già una novità assoluta e senza precedenti. E loro commisero quindi un errore senza precedenti. Poi arrivarono Keynes, Friedman e altri, e fecero esperienza di quegli errori dando le regole e i consigli giusti.
Quindi se qualcuno commette oggi gli stessi errori che fecero nel secolo scorso Mc Donald, Bruning e Hoover è difficile pensare che sia in buona fede.
La grave crisi che attanaglia oggi l’Europa è ormai diventata più economica che finanziaria, ed era perfettamente prevedibile da tempo. Nei miei articoli non formulo nessuna nuova teoria economica, mi limito a riportare le critiche e il pensiero di illustri economisti che hanno visto, e vedono tuttora, il baratro della crisi aprirsi sotto i nostri piedi a causa non solo degli errori fatti in passato, ma anche di quelli, di tipo diverso, che vengono fatti tuttora, spesso presentati proprio come “rimedio” per risolvere la situazione.
È già da quasi due anni che nei mie articoli denuncio le cause di una crisi che diventa ogni mese più grave. Si vedano p.es.: “Tsunami economico in vista” del 7 giugno 2011; oppure “La politica della BCE: un disastro impeccabile!” del 13 settembre 2011; oppure ancora “Il problema non è il debito ma il patto di stabilità” dell’ 11 maggio 2012. In tutti questi articoli ho cercato di mettere in evidenza come le scelte di politica economica adottate dall’Europa (specialmente l’Europa dei 17 aderenti alla moneta unica) fossero state indirizzate male, addirittura in senso opposto a quello consigliato dai migliori economisti del mondo. Ma tutto è purtroppo rimasto lettera morta, a metà strada tra chi non ne vuole sapere di cambiare strategia (Monti, Berlusconi, Bersani) e chi invece vorrebbe buttare tutto (o quasi) al macero (Grillo, Maroni, Ingroia).
Circa un paio d’anni fa, quando le posizioni politiche non erano ancora ben definite come lo sono ora, in un mio articolo dicevo che l’uscita dall’euro (non dalla Comunità Europea, beninteso) non sarebbe stata una passeggiata, ma nemmeno quella catastrofe che volevano farci credere e che ancora oggi qualcuno continua a sbandierare. Il fatto è stato però che, comunque, in seguito, l’ipotesi di abbandono dell’euro non è stata seguita da nessuno dei due partiti maggiori che si contendevano il controllo del Parlamento italiano e quindi è stata completamente abbandonata. Ma proprio per questo potevano e dovevano essere esaminate dai nostri responsabili economici altre ipotesi, come appunto quella della “Fiscal Devaluation” di cui ho parlato nel precedente articolo.
Sugli effetti di questa operazione qualcuno fa giustamente notare che avrebbe effetti “dolorosi” su certe fasce di popolazione particolarmente colpite da questo provvedimento.
Ma perché, dico io, abbiamo forse una alternativa? Chi è fuori dall’euro, ce l’ha (può scegliere Maynard, cioè svalutare la moneta). Chi è dentro l’euro, no, ha solo questa scelta per stimolare l’economia. E comunque, qualcuno pensa che la svalutazione della moneta sia senza dolore?
In ogni caso, a ben guardare, si potrebbe scoprire che, anche senza dirlo apertamente, il governo Monti ha già avviato di fatto in qualche misura la “fiscal devaluation” in Italia.
Infatti sia l’aumento dell’IVA che la riduzione degli oneri sul costo del lavoro erano e sono già nella sua agenda. Ora bisognerà vedere se il nuovo governo la porterà avanti.
Ovviamente, essendo lo scopo di questa manovra soprattutto quello di ridare competitività alle nostre imprese, tutta la manovra andrebbe modulata in modo da farla pesare di più su alcune categorie e di meno su altre.
La fiscal devaluation potrebbe avere anche un’altro vantaggio. Recentemente si parla sempre più insistentemente di una “guerra” delle valute all’orizzonte. Essendo la tecnica della svalutazione monetaria (in questo caso “strisciante”) adoperata da tutti i paesi che vogliono stimolare le proprie esportazioni, la forte svalutazione recentemente riportata dallo yen giapponese, seguito a ruota dal franco svizzero, fa temere una caduta a cascata di molte altre monete. Che però in questo caso finirebbero col vanificare gli effetti positivi dello stratagemma. Ma potrebbero addirittura ampliare l’ effetto positivo della nostra svalutazione fiscale (perché dall’estero si troverebbero con una moneta più debole ad acquistare le nostre merci, e ci dovrebbero dare di più dei loro soldi (ammesso che contemporaneamente non si svaluti anche l’euro).
Comunque, ricordando che il problema principale per l’Italia e per gli altri paesi Europei fortemente indebitati sono le regole “capestro” del cosiddetto “patto di stabilita” tendenti a imporre politiche di austerità nel momento più sbagliato, mi auguro che il nuovo governo agisca con determinazione su
questo versante per togliere le catene che impediscono ogni anelito di ripresa della nostra economia, dando alle nostre imprese e al nostro mondo del lavoro un terreno aperto su cui camminare.
È assurda questa politica “neo-liberista” che vuole lasciare libertà assoluta al mondo della finanza, che genera ricchezza quasi esclusivamente per gli speculatori, mentre vuole tenere in catene le imprese, che generano invece vera ricchezza per tutti.
Fonte: www.rinascita.eu

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