" La rivolta africana brucia il petrolio" di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.partitodemocratico.it/imagesfe/Loretta_Napoleoni2637_img.jpgLa rivoluzione democratica nel Medio Oriente sta trasformando l'economia del petrolio all'insegna della scarsità. Sebbene l'Arabia Saudita sia riuscita a supplire gran parte della perdita di produzione libica, pari a 1.6 milioni di barili al giorno, ciò è avvenuto pompando le riserve di petrolio quasi al massimo. I sauditi producono quotidianamente 9 milioni di barili, un aumento di circa 400 mila rispetto a gennaio. Oltre difficilmente potranno andare; anche se la loro capacità massima è di 10 milioni di barili, la manutenzione richiede che un certo numero di pozzi rimanga chiuso e sia controllato continuamente. E per far fronte alla crisi attuale Aramco, la società petrolifera saudita ha deciso di investire nell'esplorazione di nuovi pozzi, ma ci vorrà del tempo prima che questi diventino attivi.

La crisi libica ha ridotto le riserve d'emergenza dell'Opec a meno di 4 milioni di barili al giorno, contro i 7 milioni del 2009. Soltanto nel 2004, quando l'Iraq smise di esportare petrolio a causa della guerra, le riserve scesero temporaneamente a 500 mila barili. Ma nel 2004 il mondo non si trovava di fronte ad una crisi geopolitica sistemica come quella odierna. L'effetto domino in una regione dove si trovano i più grossi ed importanti giacimenti di petrolio fa infatti temere il peggio, che l'Opec si ritrovi con riserve insufficienti per mantenere i prezzi stabili. Le nazioni da tenere sotto controllo al momento sono Siria, Oman, Yemen e Bahrain, complessivamente queste producono 1,5 milioni di barili al giorno, una quantità inferiore alle riserve d'emergenza, ma se la primavera rivoluzionaria arriva in Algeria ed in Iran, con una capacità rispettivamente di 2,1 e 4,3 milioni di barili, il prezzo del petrolio potrebbe facilmente superare la barriera dei 200 dollari al barile.

C'è poi sempre l'incognita climatica, un uragano della portata di Katrina metterebbe a dura prova l'Opec. Con riserve così basse sarebbe infatti impossibile far fronte alla contrazione della produzione causata da un disastro naturale.

Gli operatori di mercato questo tipo di ragionamenti li fanno tutti i giorni, ecco perché l'incertezza e la paura di un'impennata dei prezzi permangono anche se i Sauditi e l'Opec hanno rassicurato il mondo che faranno di tutto per mantenere domanda ed offerta mondale in equilibrio. Un proposito che molti pensano non riusciranno ad onorare.( Fonte: www.caffe.ch)

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