La riforma delle esattorie
Ho letto sulla stampa alcuni articoli riguardanti l'attuale riscossione dei tributi e le procedure coattive eseguite da Equitalia, nonché assistendo ad alcune trasmissioni televisive nelle quali, quasi giornalmente, si parla del gestore della riscossione dei tributi erariali e non erariali, non posso esimermi dal fare alcune considerazioni in ordine alla nuova costituita società, i cui soci sono l'Agenzia delle entrate e l'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale.
Il servizio di riscossione dei tributi, fino all'anno 1989, era affidato agli esattori delle imposte dirette, i quali erano incaricati di incassare, per conto dello Stato e degli altri enti impositori, tutti i tributi (erariali e non erariali) con l'obbligo del «non riscosso per riscosso»; vale a dire con l'obbligo di versare, alle dovute scadenze, anche le somme non incassate e dovute dai contribuenti che si erano resi morosi. Per tale servizio gli esattori (abilitati a tale funzione, previo rigoroso esame indetto dal Ministero delle finanze) percepivano un aggio di riscossione, la cui misura massima era del 6,72% (oggi i tabaccai, l'Aci, senza avere alcuna specializzazione, o prestare alcuna fideiussione, vengono indennizzati quasi il doppio). A garanzia del servizio di riscossione veniva prestata invece, dagli esattori, idonea cauzione, stabilita dagli organi finanziari e con revisione biennale, garantendo così il contribuente e lo Stato da eventuali casi di decadenza degli stessi.
Gli esattori erano presenti in oltre 3200 comuni d'Italia e quindi il contribuente aveva la possibilità nonché la comodità di pagare i tributi nel proprio comune di residenza, anche quando questo fosse fra i più sperduti e piccoli del territorio nazionale.
A seguito dell'approvazione del Dpr 43/88, con decorrenza 1-1-1990, sono divenute operative le nuove società di riscossione, le quali avrebbero dovuto far risparmiare allo Stato cifre stimate intorno ai 500 miliardi delle vecchie lire e sin dal primo anno di attività. Sta di fatto che ciò non è avvenuto.
Poi è arrivata la «Riscossione Spa» la quale successivamente, con un aumento di capitale, dopo avere spalancato le porte alle ex società (banche) concessionarie del servizio di riscossione tributi, divenne operativa dal 1. ottobre 2006. Lo Stato a questo punto diventa molto buono con le società non più concessionarie e le tratta in modo quasi paterno perché pensa benevolmente a tutti i guai che hanno combinato: riscossione al minimo storico, assunzioni di personale a dismisura e le compensa pure, con indennizzi miliardari, applicando loro il sistema del metodo patrimoniale.
Ma lo Stato perché non ha voluto indennizzare i titolari delle cessate esattorie? Soltanto loro ne avevano diritto, in quanto con grande sacrificio hanno incassato, con ottimi risultati, per decenni e decenni e con l'obbligo del «non riscosso per riscosso» tutti i tributi erariali e non erariali e in tutti i paesi, anche nei più sperduti di tutte le regioni.
Quale Presidente del Cete (Comitato Esattori Titolari Cessate Esattorie) mi sono rivolto al ministro Formica, poi al ministro Tremonti e al Presidente del Consiglio dei Ministri per chiedere loro le motivazioni della disparità di trattamento adottato: gli esattori sono stati mandati a casa senza indennizzo e senza alcun trattamento pensionistico; quelli superiori ai 50 anni, alla data dell'approvazione della legge di riforma, senza neppure la possibilità di lavoro. Adesso c'è Equitalia. La società è nata appunto per riscuotere le tasse, non per applicarle. I suoi dirigenti non hanno alcuna colpa per l'applicazione delle leggi le quali sono state approvate dal Parlamento italiano. Equitalia fa il suo dovere: applica le leggi dello Stato.
Francesco Albanese
PRESIDENTE DEL CETE - COMITATO NAZ.ESATTORI - TITOLARI CESSATE ESATTORIE