La recessione continuerà per tutto il 2013 - di Andrea Angelini
La Banca centrale europea ha dovuto riprendere atto della realtà. Nell’Eurozona anche il 2013 sarà un anno di recessione e se qualche segnale di ripresa ci sarà, questo potrà vedersi soltanto nella seconda metà dell’anno. Niente di nuovo quindi. Mario Draghi e i suoi tecnici possono soltanto cercare di rivendere l’idea che il clima che si respira nei mercati obbligazionari dell'euro sia migliorato grazie anche a quella che viene definita la buona domanda di acquisto di Btp italiani e Bonos spagnoli.
Una domanda che c’è sicuramente stata ma che nel caso dei Btp decennali nell’asta di mercoledì è stata appena di 1,2 volte l’offerta a fronte di una domanda fisiologica che l’anno scorso era oltre il 2%. Il bollettino mensile dell’istituto di Francoforte parla di domanda “vigorosa” ma Draghi e i suoi tirano acqua al proprio mulino e forzano la realtà perché sono i fatti a dire il contrario. La Bce ammette che sui mercati continuano a prevalere tensioni e incertezze sul presente e sul futuro di alcuni Paesi anche per la situazione debitoria di alcune banche che ancora non sono uscite fuori dalla crisi finanziaria iniziata nel 2007-2008. Una situazione che unita a quella del debito pubblico, come quello italiano al 127% del Pil, è in grado di causare effetti devastanti. Una situazione che, in ogni caso, non può che vanificare la speranza di una ripresa a breve della crescita economica.
In tale ambito, accusa la Bce, i rischi sono legate ad una lenta o insufficiente attuazione delle riforme strutturali, come quella del mercato del lavoro, che potrebbero ritardare la ripresa economica. Per Draghi, è particolarmente importante che i governi affrontino il problema della disoccupazione giovanile e si attivino per creare nuove opportunità di occupazione specie nel settore dei servizi. L’economia, questo è il solito monito della Bce, deve essere dinamica, flessibile e concorrenziale.
Si tratta insomma della solita solfa. La Bce, come la Commissione Ue, vuole che il lavoro in Europa sia sempre più precario e flessibile e che vi sia ovunque libertà di licenziamento. Solo così, creando condizioni di lavoro e di retribuzione sempre più aleatorie, le imprese saranno invogliate ad assumere e subito dopo a licenziare se calasse la domanda di beni e servizi prodotti. Una svolta per mettere l’Europa allo stesso livello di Paesi come la Cina, dove le retribuzioni sono ridicole e le condizioni di lavoro sfociano molto spesso nello schiavismo vero e proprio. Le previsioni della Bce restano comunque poco incoraggianti. Nel secondo semestre dovrebbe vedersi una graduale ripresa, grazie ad un rafforzamento della domanda mondiale mentre la domanda interna potrebbe avvalersi di una politica monetaria definita “più accomodante”. Nella quale insomma, le banche dovrebbero tornare a fare credito ad imprese e cittadini con i soldi che la stesa Bce gli aveva prestato proprio a tale scopo. Il bollettino della Bce su tale punto è quanto mai evasivo visto la Bce è ben cosciente che quei soldi, presi in prestito all’1% , sono stati invece utilizzati per rifarsi di investimenti andati a male e di perdite dovute a vere e proprie speculazioni. Infatti la speranza o la previsione della Bce è che nell’Eurozona ci sarà una crescita tra il meno 0,9% e il meno 0,1% nel 2013 e tra lo 0% e il più 2% nel 2013. E’ necessario in ogni caso, insistono i Draghi boys, tagliare la spesa e il debito pubblico per trovare risorse finanziarie, tali da aiutare le imprese del settore privato e quindi la crescita economica.
Fonte: www.rinascita.eu