"La piazza finanziaria la salveremo così " di Giorgio Carrion

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://media.caffe.ch/media/2012/11/18871_17_medium.jpgSul futuro del settore bancario ticinese si accettano scommesse. E nuove idee. Il sentimento dominante, ormai, è l'incertezza. E anche l'annuncio del possibile, imminente accordo tra Berna e Roma sulla tassazione dei capitali stranieri è salutato con scetticismo. Mica detto che sia un bene: prima della sua entrata in vigore, pur di salvare il salvabile, gli istituti bancari potrebbero avallare il trasferimento di patrimoni in altre più confortevoli piazze: pare che i desk delle loro filiali di Singapore e Montecarlo stiano lavorando già fortissimo. Eppoi, 1700 impieghi persi in dieci anni sono già un fatto. Cosa resterà degli attuali 64 istituti che occupano 6.856 persone? E dei 400 miliardi di franchi amministrati? E di circa il 17 per cento del prodotto interno lordo cantonale, cioè il valore dell'intero settore finanziario? Alla ricerca di idee nuove, anche la 'società civile' s'interroga e lancia proposte.
"Se avessi il potere di decidere una strategia per andare avanti, mi preoccuperei di fare un passo indietro", provoca l'economista Amalia Mirante. "La piazza bancaria è andata oltre i suoi stessi limiti. Occorre una strategia che ambisca a riportare i servizi finanziari 'con i piedi per terra', ricreando i legami con l'economia reale e produttiva del cantone, che a sua volta dovrà reinventare la sua ragion d'essere. Una piazza finanziaria forte, che sia garante di una gestione professionale, di qualità e di massima sicurezza, senza discriminare tra capitali della clientela straniera e quelli della clientela svizzera".
Un imprenditore prestato alla politica, Rocco Cattaneo, presidente del Plrt, propone il rilancio "della sapienza bancaria... Il settore deve mettere a frutto la sua indubbia professionalità. Perché il Ticino bancario non diventa il back office di altre banche straniere? Perchè non sfrutta il know-how per creare nuovi prodotti e servizi finanziari? La sovraccapacità di offerta: dobbiamo trasformarla in nuove opportunità, altrimenti è solo riduzione di sportelli, personale, ricchezza...". E dal mondo dell'imprenditoria viene anche un monito. Franco Ambrosetti, presidente della Camera di Commercio, avverte: "È ovvio che la ricreazione è finita. Il Ticino smetta di essere 'un'economia a rimorchio'. Abbiamo banche altamente professionali, sicure e più capitalizzate. Il Ticino soffrirà un pò di più ma ce la farà. Si porteranno qui i soldi puliti perché, se non scoppia un cataclisma, senza far nulla, domani in euro saranno comunque di più del capitale iniziale. Non ci vuole nessuna bacchetta magica, solo 'just keep going'..., andare avanti".
Avvicinandosi agli addetti ai lavori le proposte si fanno concrete e programmatiche: "La piazza finanziaria ha bisogno di staccarsi da un concetto strettamente di private banking per inglobare il concetto più globale di family banking, con l'introduzione di figure indipendenti dalle banche che possano consigliare in tutto e per tutto i clienti", afferma Roberta Poretti Schlichting responsabile cantonale dell'Associazione svizzera di gestori di patrimoni (Asg). E Luca Soncini, direttore generale della banca Pkb chiosa: "La realtà bancaria è più complessa, si ridimensionerà ed esprime nuovi bisogni della clientela. Occorre formazione non solo  finanziaria, ma anche fiscale e giuridica per sfruttare al meglio le nuove norme internazionali. Infine, guardiamo fuori dai tradizionali confini di mercato e guardiamoci pure allo specchio: per razionalizzare i processi, essere efficienti, focalizzarsi sulla creazione di valore aggiunto per i clienti".
Fonte: www.caffe.ch

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