La Fiat piange: qui nessuno ci ama - di Andrea Angelini

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1347984689.jpgIl presidente della Camera che non si reca allo stabilimento di Atessa dove viene prodotto il furgone Ducato. La Corte Costituzionale che, con una storica sentenza, riconosce che la Fiat ha discriminato gli operai iscritti alla Fiom e lo stesso sindacato “rosso”, l’unico che non aveva accettato la militarizzazione delle fabbriche, la disdetta del contratto nazionale dei metalmeccanici, sostituito da uno dell’auto, e l’incidenza sempre maggiore di straordinari e premi di produzione nella busta paga.

Per Sergio Marchionne, manager svizzero canadese in pullover, amministratore delegato della Fiat, si tratta di episodi spiacevoli e sconcertanti. Ci sono “autorevoli istituzioni”, ha sillabato Marchionne, che boicottano i nostri impegni. Poi il tono si è fatto più minaccioso quando Marchionne ha detto di “non voler mettere in discussione gli investimenti già annunciati”, ma di non poter accettare questa ostilità. In realtà gli investimenti realizzati in Italia non sono stati quelli che erano stati annunciati tre anni fa. Un piano industriale che non è mai stato portato avanti. All’epoca Marchionne parlò di 20-23 miliardi di euro da investire in nuovi modelli di auto. Le uniche cose che si sono viste sono state il nuovo modello della Ducato, il Suv Freemont a Mirafiori che in realtà è un modello della Chrysler e la nuova Panda che dovrà essere realizzata a Pomigliano. Per il resto nisba. Così quando Marchionne dice che non vuole mettere in discussione gli investimenti già annunciati, intende dire che quelli investimenti non verranno realizzati perché l’idea della Fiat e di chiudere in Italia con l’auto e lasciare funzionanti solo le fabbriche di auto di lusso, Ferrari e Maserati, quella di Atessa dove si realizzano veicoli commerciali, quella di Termoli dove vengono realizzati i motori per le auto del gruppo Fiat-Chrysler. Si tratta insomma di una gigantesca presa per i fondelli, di balle diffuse a piene mani alle quali politici di tutti i partiti e sindacati collaborazionisti si sono sentiti in dovere di credere. Mica vorrete, si sono detti costoro, che qualcuno ci possa accusare di essere contrari al Libero Mercato e ai suoi immortali principi?

Da qui le dichiarazioni di diversi cialtroni liberisti che hanno avuto la faccia tosta di sostenere che la Fiat ha tutti i diritti di chiudere la produzione in Italia e di trasferirla all’estero, ignorando la caterva di miliardi che lo Stato italiano in oltre un secolo ha regalato alla Fiat e alla famiglia Agnelli. Quanto al presidente della Camera, Laura Boldrini, che non si è recata allo stabilimento della Sevel in Val di Sangro per la presentazione della nuova Ducato, accampando precedenti impegni istituzionali, c’è da ricordare che la Boldrini ha detto cose sacrosante ammonendo che non si può fare, come sta facendo la Fiat, “una gara al ribasso sui diritti”. Appunto. Non si può obbligare gli operai a ritmi di lavoro asfissianti e schiavistici, tagliando le pause, sotto il ricatto, perché di questo si tratta, di spostare la produzione in quei Paesi dove il costo del lavoro è minore che in Italia e dove la fame è tale da accettare qualsiasi imposizione. La Boldrini aveva quindi ammonito che per ogni fabbrica che chiude e per ogni impresa che trasferisce la produzione all’estero, centinaia di famiglie precipitano nel disagio sociale e il nostro sistema economico diventa più povero e più debole nella competizione internazionale.

Concetti che non hanno minimamente scalfito la convinzione di Marchionne di essere nel giusto, tanto da portarlo a ribadire che in Italia si morirà tenendo conto soltanto dei diritti e non dei doveri e che è finito l’epoca del diritto al posto fisso, del salario garantito e del lavoro sotto casa. Se non ci sono regole certe, ha avvertito Marchionne, questo di Atessa è l’ultimo investimento. Prima di avviare qualunque altra iniziativa in Italia, la Fiat ha bisogno di poter contare sulla certezza di gestione e su un quadro normativo chiaro ed affidabile. In altre parole, su uno Stato e su un governo italiano che si disinteressano di quanto succede negli stabilimenti italiani. Poter contare su una politica alla quale non interessa niente se la sede legale del nuovo gruppo Fiat-Chrysler sarà a Detroit e non più a Torino al Lingotto. Poter contare su una politica alla quale non faccia né caldo né freddo se ci saranno nuovi azionisti americani con una quota superiore a quella degli Agnelli. Nuovi padroni che dagli uffici di oltre Atlantico, lontani dalla giusta ira degli operai, decideranno la chiusura di Mirafiori, Cassino, Pomigliano e Melfi. Una politica che, in nome degli immortali principi del Libero Mercato Globale trova normale che si vada invece a produrre laddove esistono aiuti di Stato. Come quelli che Obama, il maggiordomo di Wall Street, ha versato a piene mani anche alla Chrysler.

In ogni caso, tanto per dimostrare il buon cuore della Fiat e la sua disponibilità al dialogo, Marchionne ha dichiarato di essere disponibile ad incontrare una delegazione della Fiom-Cgil e il segretario Maurizio Landini. Ma, ha avvertito, non metteremo in discussione gli accordi approvati dalla maggioranza dei lavoratori. Incontreremo la Fiom, ha precisato, con la speranza che anche da parte loro ci sia la coscienza che c'è in gioco la possibilità di far rinascere il sistema industriale del Paese. Lo stesso sistema industriale che la Fiat ha collaborato a fare collassare, impedendo in Italia, con la complicità della politica, la nascita di fabbriche di altri marchi dell’auto. Tra Fiat e Fiom sarebbe comunque un dialogo tra sordi. La Fiom sa bene che tutte le promesse di investimento fatte da Marchionne erano e sono balle e che la Fiat se le è rimangiate con la scusa della crisi dell’auto. Una crisi che certo esiste in Europa ma che le aziende concorrenti hanno affrontato investendo miliardi di euro in nuovi modelli. Cosa che la Fiat non ha fatto. Da qui il crollo delle venditaee la perdita di consistenti percentuali di mercato. - See more at: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=21926#sthash.5CcMzC5k.dpuf

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