La Fiat non ha alcuna intenzione di lasciare l'Italia
La Fiat «non ha alcuna intenzione di lasciare l'Italia», vuole «restare e investire» qui, ma «ha posto una serie di condizioni per continuare ad essere presente in questo Paese». L'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, al termine dell'audizione alla Camera, lo dice chiaramente. E le condizioni le indica: l'attuazione del piano Fabbrica Italia, da 20 miliardi di euro entro il 2014, che viene «confermato» a fronte di «due certezze»; la «governabilità degli stabilimenti» ed il «rispetto degli accordi», principio «sacrosanto». Punti a cui è, a sua volta, «condizionata» la scelta sul quartier generale del gruppo, dopo la fusione con Chrysler.
«Se si realizzeranno le condizioni» che sono alla base del progetto, «allora il nostro Paese sarà in grado di mantenere la sede legale», afferma. E non solo: «Se riusciamo a portare l'utilizzo degli impianti dall'attuale 40% all'80%, siamo pronti ad aumentare i salari portandoli ai livelli della Germania e della Francia». E anche «al passo successivo, che è la partecipazione dei lavoratori agli utili d'azienda». Ma «è chiaro – evidenzia – che, prima di parteciparli, gli utili dobbiamo farli».
Marchionne parla, a Montecitorio, davanti alle commissioni riunite Attività produttive e Trasporti sul piano industriale della società. Mette da parte il consueto maglione blu, arriva in abito grigio, camicia celeste e cravatta azzurra: un look inusuale che non passa inosservato e non manca di catturare anche i complimenti di alcuni parlamentari.
Parla del cuore e delle radici italiane della Fiat, ormai «una multinazionale». «Se il cuore è e resterà in Italia, la nostra sede sarà in più posti: a Torino, per gestire le attività europee; a Detroit, per quelle americane; ma anche in Brasile e, in futuro, una in Asia. Significa avere sedi operative diverse ma perfettamente complementari», ribadisce l'ad, «non c'è nulla di strano in questo: non si tratta di rinnegare le proprie radici ma anzi di proteggerle, di garantire al passato il futuro».
Marchionne sottolinea, comunque, che «la scelta sulla sede legale non è ancora stata presa. Sarà condizionata da alcuni elementi di fondo», spiega: il primo è «il grado di accesso ai mercati finanziari», il secondo «ha a che fare con un ambiente favorevole allo sviluppo del settore manifatturiero e quindi anche con il progetto Fabbrica Italia». Quanto a Chrysler «non penso – dice parlando dopo l'audizione – che ci sia alcuna necessità di arrivare alla fusione prima del 2014» ma, aggiunge, «lascio le porte aperte». Allora, «quando avremo due entità legali si porrà evidentemente un problema di governance».
Oggi Marchionne tiene a sottolineare il «rispetto per questo Paese e le sue istituzioni e la fiducia nel futuro dell'azienda e dell'Italia». Vuole spazzare via le «polemiche» di questi mesi, dopo gli accordi (non sottoscritti dalla Fiom-Cgil) di Pomigliano e Mirafiori, che servono «solo a far funzionare meglio la fabbrica, senza intaccare nessun diritto». Respinge le «critiche e le accuse ricevute» che giudica «offensive e ingiuste. È assurdo e demenziale che qualcuno sia arrivato a denigrare i nostri prodotti e ad avanzare dubbi sulla strategia». E, quindi, parla dei nuovi modelli: 7 che saranno lanciati quest'anno, compresa la nuova Panda; 34 al 2014.( Fonte: www.gazzettadelsud/ Autore: g.o.)