" La crisi portoghese che spacca l'Europa" di Loretta Napoleoni

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

Risolte le divergenze relative all'azione militare in Libia, gli europei sono tornati a scontrarsi sull'economia, e lo hanno fatto a Bruxelles, durante una riunione fiume al centro della quale c'era l'ennesima crisi: lo scivolone del governo portoghese sulla buccia di banana dell'austerity. A Bruxelles l'ex primo ministro del Portogallo ha chiesto garanzie contro l'eventuale bancarotta, che nessuno gli ha voluto dare. Un'occhiata agli indici dei futures per il Portogallo, infatti, conferma che per i mercati internazionali il rischio che ciò avvenga ha già superato il 50%.

Al centro della disputa economica europea c'è una profonda ambiguità: da una parte i paesi forti, quelli del Nord Europa con in testa la Germania, si dicono disponibili ad aumentare il fondo d'assistenza per i deficitari, ma dall'altra non si riesce neppure a raggiungere l'accordo sulla cifra finale. I nord Europa non vuole aprire il portafoglio. Nonostante si sia deciso per 80 miliardi di euro, Finlandia e Germania, che ne dovrebbe tirar fuori ben 22, non sembrano intenzionate a fornire tutto il contante in una volta sola.

Altro ostacolo: le nuove regole di Basel III, particolarmente dure nei confronti delle banche dei Piigs. Si chiede loro di aumentare la percentuale delle riserve monetarie al 10-13% dei depositi, uno sforzo non indifferente per chi ha già l'acqua alla gola. La Banca Centrale Europea, poi, interverrà a supporto del mercato obbligazionario nazionale solo in circostanze eccezionali e non di routine come avveniva fino ad oggi.

Sul mercato dei capitali ci aspetta una primavera di fuoco. Paesi come Portogallo, Grecia ed Irlanda dovranno approvvigionarsi vendendo titoli a tassi sempre più alti. Il debito portoghese è già venduto al 7%. Come faranno queste nazione a pagare interessi tanto alti? A rischio soprattutto la Grecia che ha un rating uguale a quello dell'Argentina.

All'orizzonte si profila una spaccatura geo-economica tra i paesi del nord e quelli del sud Europa. Le proiezioni del deficit pubblico quale percentuale del Pil per quest'anno lo confermano: Finlandia (1.6%), Germania (2.7%), Austria (3.6%), Olanda (3.9%) contro Italia (4.3%) Portogallo (4.9%) Spagna (6.4%) e Grecia (7.4%). L'euro a due velocità sembra una soluzione fattibile e, chissà, anche auspicabile per i paesi più ricchi, che non hanno nessuna intenzione di finanziare per i prossimi 50 anni il debito di quelli poveri. ( Fonte: www.caffe.ch)

Pubblicità
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post