" L'umanesimo di Erich Fromm" a cura di Gianpiero Magnani
Erich Fromm (1900-1980) è stato uno dei più importanti pensatori del Novecento, fautore di una teoria dei valori comuni che egli chiamò Umanesimo e che oggi, a distanza di decenni, continua ad essere ancora attuale.
L'idea di fondo è che, nel corso della storia, grandi maestri hanno indicato con linguaggi diversi le regole del vivere bene, che le principali religioni universali contengono principi comuni al di là dei riti e delle chiese cui hanno dato origine e che in molti casi ne hanno costituito un limite se non le fonti di divisione e di conflitto; Gesù, il Buddismo, Socrate, Spinoza, Isaia, il Taoismo, il misticismo nell'ebraismo e nel cristianesimo ci offrono una concezione dell'uomo non più in balia di forze oscure, schiavo di idoli, del passato, del clan, della natura, del proprio narcisismo, ma finalmente libero di realizzarsi nelle proprie potenzialità umane.
Ogni essere umano, infatti, è come un “recipiente che ingrandisce mentre lo si colma, sì che mai sarà pieno“ (Avere o Essere, pag.93); esiste una potenzialità primaria, in ogni individuo, che lo porta ad autorealizzarsi in senso costruttivo se le condizioni glielo permetteranno, ed una potenzialità secondaria, distruttiva, che lo porterà invece alla catastrofe ed alla morte se fallirà nell' arte di vivere.
La natura umana, osserva infatti Fromm, non è una “sostanza”, non è né bene né male, è invece una contraddizione: l'essere umano è l'unico animale privo di istinti, fa parte della natura eppure la trascende, è l'unico in grado di porsi domande, le cui risposte possono essere progressive, come nelle religioni e nelle filosofie umanistiche, oppure regressive dove la follia appare come saggezza e la finzione come realtà.
Disastri causati dall'uomo, come le guerre e le crisi economiche, vengono spesso descritti come fenomeni naturali, ma la malvagità è un fenomeno solo umano, perché mentre l'animale reagisce solo nel presente, l'uomo immagina il futuro, concepisce le minacce come possibilità reale e può rappresentare un attacco ai propri ideali ed istituzioni come un attacco alla propria vita: “come c'è una folie à deux, così c'è una folie a millions” (Psicanalisi della Società Contemporanea, pag.23).
Oltre all'aggressività difensiva, condizionata biologicamente, nell'uomo si sviluppa perciò un'altra forma di aggressività, che si manifesta come necrofilia, sadismo, crudeltà, amore per la morte e per tutto ciò che è inanimato e privo di vita.
L'etica umanistica è la risposta alle forme distruttive che si sono manifestate nel corso della storia umana, le cui ultime evoluzioni sono state i moderni totalitarismi; i principi fondamentali di questa etica sono l'unità della specie umana, l'accentuazione della dignità umana, la capacità di ogni essere umano di autosvilupparsi ed autoperfezionarsi, l'importanza della ragione, dell'obiettività e della pace.
L'essenza dell'umanesimo è che tutta l'umanità è in ognuno di noi e, secondo Fromm, è stato Goethe a formularla nella sua massima chiarezza: “Gli uomini recano in sé, non soltanto la loro individualità, ma anche l'intera umanità con tutte le sue possibilità” (La Disobbedienza ed altri saggi, pag.65).

L'Umanesimo moderno nasce come risposta a due grandi minacce che incombono sulla nostra specie: la minaccia dell'alienazione e quella, più recente, costituita dall'invenzione delle armi atomiche.
Nelle società moderne, osserva Fromm, non vi è solo emarginazione economica, povertà, disuguaglianza, ma anche alienazione esistenziale: lo Stato appare separato dalla comunità, la vita sociale è alienata da quella privata, gli individui sono “atomi”, “piccole particelle estranee l'un l'altra ma tenute assieme da egoistici interessi e dalla necessità di far uso l'una dell'altra”; ma l'uomo, egli prosegue, “è un animale sociale che ha un profondo bisogno di partecipare, di essere d'aiuto, di sentirsi membro di un gruppo” (Psicanalisi della Società Contemporanea, pag.139).
In Avere o Essere Fromm analizza l'illusione, ed il fallimento, della Grande Promessa: l'idea di un progresso illimitato, il dominio dell'uomo sulla natura ha prodotto in realtà diseguaglianze crescenti, pericoli ecologici, manipolazioni della libertà attraverso i mass media, rischio nucleare ed una nuova presa di coscienza, secondo la quale “la soddisfazione illimitata di tutti i desideri non comporta il vivere bene, né è la strada per raggiungere la felicità o anche soltanto il massimo di piacere” (Avere o Essere, pag.14).
I maggiori critici di questo stato di cose, secondo Fromm, sono stati Burckhardt, Tolstoj, Baudelaire, Proudhon, Thoreau, Jack London, Karl Marx, Aldous Huxley, Albert Schweitzer, Albert Einstein, ecc. Nei suoi numerosi scritti, Erich Fromm ha discusso anche vari argomenti concreti a favore di riforme radicali che interessino le società moderne: sul reddito minimo garantito, alla cui discussione egli dedica numerose pagine, sui limiti alla pubblicità, sulla democrazia industriale, sulla costruzione di
una “comunità di nazioni” che porti alla progressiva abolizione delle sovranità nazionali ed al disarmo universale, sul decentramento che sostituisca alle burocrazie statali un sistema di tipo comunitario, sul superamento della separazione fra chi produce e chi consuma arte, sull'istruzione umanista e via dicendo.
Fra gli obiettivi da realizzare, troviamo la solidarietà, la giustizia, la dignità, ma anche la ragione e la creatività.
Infine, non ultima, troviamo la libertà umana, cui Fromm ha dedicato particolare attenzione, soprattutto nei meccanismi di fuga dalla libertà che hanno prodotto gli autoritarismi ed i moderni totalitarismi: “L'aspirazione alla libertà”, egli scrive, “non è una forza metafisica, e non si può spiegarla con la legge naturale; è il risultato necessario del processo di individuazione e dello sviluppo della civiltà […]. La vittoria della libertà è possibile solo se la democrazia si trasforma in una società in cui l'individuo, il suo sviluppo e la sua felicità, siano il fine e l'obiettivo della civiltà, in cui la vita non debba cercare giustificazioni nel successo o in altre cose, e in cui l'individuo non sia subordinato ad un potere esterno, si tratti dello stato o del meccanismo dell'economia, né sia manipolato da esso [...]” (Fuga dalla Libertà, pag.206 e 232).
La lezione di Erich Fromm è, oggi, più attuale che mai.
Buona lettura.
( Fonte: www.valori.it)