" L'Ue combatte la recessione e insiste sulla crescita " di Marina Perna

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.migrantitorino.it/wp-content/uploads/2010/07/ue.jpgLa crisi del debito e la recessione incalzano, la Grecia fa paura e i mercati mordono dopo le voci di un piano europeo su una possibile uscita di Atene dall'euro: l'Europa deve uscire dal guado e la sfida ora è la crescita, perché il rigore, da solo, non basta.
Ma la sfida sul tavolo dei 27 a Bruxelles – in un vertice «cruciale» anche in vista del Consiglio europeo di giugno – è tutt'altro che facile. Resa ancor più complicata dai tanti "distinguo" e divisioni. A cominciare dagli eurobond, fortemente caldeggiati da Roma e Parigi che sanciscono un nuovo "asse" al posto di quella tradizionale alleanza tra Francia e Germania che si è rotta con l'arrivo di Hollande all'Eliseo. E che ha lasciato Angela Merkel sempre più isolata. Voce, quasi unica, a continuare a brandire quel "niet" alle euro obbligazioni – «non rilanciano la crescita», è tornata a dire ieri sera – in nome di un rigore che ormai sta stretto a tutti. E che resta contraria ad ogni "mutualizzazione del debito" e qualsiasi allentamento dei cordoni, anche se in chiave "produttiva", come la "golden rule". Una misura, quest'ultima, che rappresenta uno dei cavalli di battaglia di Roma, che punta allo scorporo degli investimenti in infrastrutture dal computo del deficit per ridare un po' di fiato alla sua economia. Per una «crescita» che è la priorità, ha ribadito Monti. In «piena sintonia» con Hollande, che rilancia anche la necessità di una Europa più «decisionale». Forse già a partire da ieri sera. Perchè quella di ieri è stata una riunione più «importante di altre»: non bisogna attendersi decisioni, rimarca Monti, ma rappresenta l'occasione, forse la prima, di mettere sul tavole «idee» concrete per la ripresa. Come quella degli eurobond e degli investimenti, rilancia il Professore, parlando di «idee forti» per la cena tra i leader: un "brain storming", come la definiscono fonti italiane.
Ma non basta. A rimbalzare sul tavolo della riunione di Bruxelles di ieri sera, tutta concentrata sulla crescita, c'è anche la drammatica situazione della Grecia. E quello spettro – l'uscita dall'euro, paventato anche ieri dal suo ex premier Papademos – aleggia con l'avvicinarsi delle nuove elezioni del 17 giugno da cui si teme esca una vittoria dei partiti che non sostengono il piano di salvataggio. L'Europa si prepara. La Bce – si è saputo ieri – ha in cantiere un comitato ad hoc per valutare (e forse gestire) il possibile impatto di una riapparizione della dracma, mentre gli sherpa dell'Eurogruppo avrebbero già invitato i Paesi membri a preparare piani nazionali per sostenere l'impatto dell'addio greco: una notizia accompagnata da qualche smentita, ma anche da molte conferme. E sulla quale Monti glissa, mentre le indiscrezioni parlano di un possibile "indennizzo" (50 miliardi di euro) ai greci cui si preparerebbero Bce e Fmi. Anche la Bundesbank esamina lo scenario, giudicandolo «gestibile» anche se «complicato».
Di certo il problema Atene c'è e va affrontato. Come quelli sul tavolo dei leader ieri sera. Lo ha chiesto il G8. Ma soprattutto lo esigono i mercati. Come hanno dimostrato ieri, innervositi dalle notizie e le attese sul vertice di Bruxelles, anche in chiave greca: le piazze europee hanno bruciato 140 miliardi (fino a -3,5 Piazza Affari) mentre l'euro si è portato ai minimi degli ultimi due anni sul dollaro e lo spread sui bund tedeschi ha ripreso a volare. Sui btp italiani (oltre 440 punti) e sui bonos spagnoli (sopra 480).
I mercati restano ora alla finestra, in attesa di riaprire oggi, forse con un incoraggiamento – magari nero su bianco in un comunicato finale del vertice – che superi le divisioni. Come sollecitato anche dal presidente del Pe Martin Schulz, che ha invitato la Germania a fare un passo avanti, a «riflettere». Perchè le istituzioni europee – parlamento, commissione e consiglio – guardano dall'altra parte rispetto a Berlino. Ad un pacchetto più orientato alla ripresa, come dimostrato dal via libera ai project bond, alla Tobin Tax e all'apertura al "redemption fund" (fondo per "mutualizzare" l'eccedenza dei debiti oltre il 60% del Pil, che rappresenta un embrione degli eurobond). Tra i punti affrontati anche la ricapitalizzazione della Bei e l'uso dei fondi strutturali. E se non è esclusa anche una riflessione sulla politica della Bce – al vertice c'è anche il responsabile dell'Eurotower Mario Draghi – e sulla necessità di un allentamento del costo del denaro per liberare potenza di fuoco, un giro di tavolo potrebbe toccare anche la Spagna, alle prese anche con il nodo della ristrutturazione del suo sistema bancario. E, ancora, il rischio di una corsa ai depositi da parte dei cittadini europei. Sempre più angosciati dalla crisi, dall'austerity e dalla mancanza di lavoro. ( fonte: www.gazzettadelsud.it)
Pubblicità
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post