" L'Ue ancora divisa sugli Eurobond ma unita sul rilancio della crescita " di Enrico Tibuzzi
Divisi sugli Eurobond, uniti sulla necessità di adottare misure concrete per rilanciare la crescita e di affrontare compatti i casi di Grecia e Spagna: è partendo da queste posizioni che i leader dei 27 Paesi Ue si incontreranno domani sera a Bruxelles per un vertice informale che li vedrà riuniti ancora una volta al capezzale dell'Eurozona e della sua moneta unica. Intanto, i mercati restano prudenti, anche se i segnali d'allarme non mancano. Come quello lanciato dal "Wall Street Journal", secondo il quale davanti al timore di una corsa agli sportelli bancari in altri Paesi Ue simile a quella verificatasi in Grecia si starebbe considerando la messa a punto di un piano pan-europeo di garanzia dei depositi. Dal canto suo il premier Mario Monti continua a tessere la sua tela: anche il collega spagnolo Mariano Rajoy è stato invitato a partecipare all'incontro ristretto con Francia e Germania che si terrà a giugno. Le attese sono comunque concentrate soprattutto su Hollande. Dopo l'esordio internazionale con il doppio appuntamento al G8 di Camp David e al vertice Nato di Chicago, il nuovo presidente francese debutterà sulla scena europea ed è determinato a mettere sul tavolo di Bruxelles la questione Eurobond. Ma «il governo tedesco resta contrario, ora come prima», ha ribadito il portavoce di Berlino, dove anche i liberali – alleati politici della Merkel – continuano a dire no al progetto. Per la Francia, invece, gli Eurobond «sono un'idea molto importante, domani il confronto deve essere aperto e su tutto», ha rilanciato dal canto suo il ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici dopo l'incontro avuto con il collega tedesco Walfgang Schaeuble.
Sul tema è tornata anche la Commissione Ue.
I titoli comuni del debito pubblico europeo sono un «asset importante» ed «economicamente valido» nel quadro delle misure destinate a essere messe in campo per rispondere alla crisi.
Ora però, ha osservato Amadeu Altafaj, portavoce del commissario per gli affari economici Olli Rehn, si tratta di prendere una decisione che è «essenzialmente politica».
Mentre fervono i lavori preparatori del summit – dove si parlerà sicuramente anche del ruolo della Bce, dei project bond e del rifinanziamento della Bei – il rischio che la Grecia esca dall'euro e che la Spagna faccia anche lei una brutta fine continua naturalmente a tenere banco.( Fonte: www.gazzettadelsud.it)
Pubblicità