" L'Italia cresce meno del previsto "corrette" al ribasso le stime sul pil" di Corrado Chiominto
L'Italia cresce meno. E il governo rivede al ribasso le proprie stime per il 2012. Ma conferma gli obiettivi economici, primo tra tutti il pareggio di bilancio per il 2013, per il quale non saranno necessarie ulteriori manovre. La contrazione dell'economia italiana è già stimata dalle principali istituzioni internazionali e, decimo in più o decimo in meno, aumenterà di circa un punto rispetto a -0,4% previsto in precedenza dal Governo. «Noi siamo sempre abbastanza coerenti con le stime della Commissione europea», ha risposto il viceministro all'Economia, Vittorio Grilli, incalzato dai giornalisti che gli chiedevano se il governo stesse per tagliare le stime di crescita.
La Commissione Europea nelle sue ultime stime ha indicato per l'Italia un pil 2012 a -1,3%. Sarebbe questo uno dei due punti di riferimento della forchetta di previsione ora sul tavolo del Tesoro, in una stima che potrebbe addirittura arrivare a -1,5%, un valore indicato nelle ultime previsioni dalla Banca d'Italia. Le nuove stime arriveranno probabilmente già domani quando il Consiglio dei Ministri esaminerà il Def, il documento di economia e finanza che ha sostituito in chiave europea il vecchio Dpef. Ma anche se l'indicazione finale dovesse attestarsi a -1,5% sarebbero più basse del -1,6% indicato dal centro studi di Confindustria e soprattutto del -2,2% del Fondo Monetario Internazionale.
Il nodo rimane comunque importante. «Ci assilla il tema cruciale del rilancio della crescita», ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, evidenziando che in Italia e non solo restano «inquietanti ed allarmanti i dati economici».
Un rallentamento ha sempre un impatto sui conti pubblici: un punto in meno di crescita vale circa mezzo punto in più di deficit. Ma, in questo caso, il governo non introdurrebbe modifiche per le previsioni di deficit e, in particolare, confermerebbe il pareggio di bilancio nel 2013, che non è solo un obiettivo programmatico ma un vero e proprio impegno preso dall'Italia nei confronti dell'Europa e dei mercati.
Non si tratta di maquillage: la realtà è che le stime fatte a dicembre, aggiornando la relazione previsionale del governo precedente, erano più che prudenti. Alcune novità "positive" si sono aggiunte. Allora lo spread volava sui 580 punti e le stime furono fatte su un differenziale di circa 500 punti base rispetto al Bund tedesco, con un maggior costo di oltre 16 miliardi di euro. ( Fonte: www.gazzettadelsud.it)