L'analisi di Giancarlo Marcotti su Unicredit. " Aumento di capitale e diritti, ecco ora cosa accadrà "
Ciò che è accaduto nel primo giorno di contrattazione dell’operazione di aumento di capitale di Unicredit è a tutti noto, azione -12,8% a 2,286 euro e diritti -65,4% a 47 centesimi.
Confrontando i due grafici giornalieri, quello dell’azione e quello dei diritti, sembrano assolutamente sovrapponibili, ad un primo sommario esame, quindi, si potrebbe desumere che le due cose vadano di pari passo, e ciò si debba ritenere non solo normale, ma scontato.
Rimbalzi cosiddetti tecnici praticamente non ce ne sono stati, per gli scalper quindi giornata grama, probabilmente sono scattati più volte gli stop loss che, fermeranno pure le perdite, ma se si sommano, alla fine della giornata, fanno comunque molto male.
Quindi, insomma, la prima sommaria analisi dell’esordio dell’operazione di aumento di capitale di Unicredit sembra semplice e scontata, chi ha venduto in apertura azione e diritti ha fatto bene, gli altri no, ma … c’è sempre un ma, o meglio si può sempre andare un po’ più in profondità per quanto riguarda l’analisi.
Quasi nessuno ha fatto notare un primo disallineamento fra azioni e diritti, per una questione tecnica, infatti, la contrattazione dei diritti è iniziata con alcuni minuti di ritardo rispetto a quella sull’azione ed, a nostro parere, andava maggiormente evidenziato che prima che partissero i diritti, quando cioè si potevano tradare solo le azioni, le stesse facevano segnare un rialzo rispetto alle quotazioni della vigilia.
In altre parole, i due grafici giornalieri possono anche risultare quasi sovrapponibili, ma partono da basi diverse, quello delle azioni parte da un territorio positivo, mentre quello dei diritti è sempre stato in territorio negativo.
Conclusione da trarre? Anche se un po’ scontata, è che, almeno nel primo giorno di contrattazione, è il diritto che ha fatto muovere l’azione e non viceversa, superficialmente lo potremmo ritenere scontato, ma non è così! Perché?
Ormai fra comprare i diritti, con l’intento di convertirli in azioni, ed acquistare direttamente l’azione che differenza c’è? Dovrebbe essere nulla, sì il diritto naturalmente vale meno, ma se la nostra intenzione è quella di convertire tra tre settimane dobbiamo comunque tirar fuori i soldi per pagare le azioni, quindi perché stare a comprare diritti con l’aggravante di dover poi comunicare alla Banca la decisione di convertirli, insomma tutto più complicato, comprare direttamente l’azione è più semplice ed immediato.
I diritti dovrebbero quindi esser acquistati solo da chi vuol far trading sugli stessi, sì certo, ma anche venduti da chi non vuole o non può partecipare all’aumento di capitale. Quindi?
Quindi questo disallineamento è da tenere in particolare considerazione. Riassumiamo per maggiore chiarezza.
Tralasciando gli scalpers sui diritti che comunque non dovrebbero influire sul prezzo degli stessi, ma soltanto sui volumi, i diritti sono venduti da coloro che non vogliono o possono aderire all’adc, ma non dovrebbero essere acquistati (o comunque dovrebbero essere acquistati in minor misura) da coloro che ritengono conveniente comprare azioni Unicredit a questi prezzi (che comprerebbero direttamente l’azione).
Ma questa disomogeneità (fra venditori ed acquirenti) fa scendere ancor più del dovuto il prezzo dei diritti e, a cascata, quello delle azioni.
Risultato? Ci potrebbe essere uno scostamento fra il prezzo dei diritti e quello dell’azione, insomma banalmente metà del prezzo del diritto + 1,943 euro dovrebbe fare il prezzo dell’azione, se non fosse così, questo è pane, anzi manna, per gli arbitraggisti che dovrebbero intervenire immediatamente.
Ed è stato così per i primi minuti e le prime ore di contrattazione, poi, qualcuno ha cominciato ad accorgersi della disomogeneità, e tra i due prezzi (metà del diritto + 1,943 e prezzo dell’azione) si è cominciato a vedere uno scostamento, a favore dell’azione, naturalmente.
Al termine infatti della prima giornata la situazione è proprio la seguente:
0,235 (metà del diritto) + 1,943 (prezzo di conversione) = 2,178
Prezzo dell’azione sul mercato 2,286
Differenza 0,108 pari al 4,96%
Insomma, tanto per non stare a fare i farmacisti, un 5% di differenza non è assolutamente cosa da poco.
Allora? Conclusioni.
Dato che quando ci avvicineremo alla scadenza della contrattazione dei diritti (il 20 gennaio) i due prezzi dovranno necessariamente essere allineati (metà diritto + 1,943 = prezzo azione), si può ritenere che non appena saranno stati messi sul mercato tutti i diritti di coloro che “sono obbligati a farlo”, gli stessi possano avere un’impennata nelle quotazioni, proprio per andare a recuperare questo gap che al momento devono scontare rispetto al prezzo dell’azione.