" Jame Dimon e la sua banda, ovvero i guai di JPMorgan" di Vincenzo Comito
Jamie Dimon è forse poco noto ai lettori italiani (tranne che a quelli che leggono finansol.it), ma sino ad oggi egli è stato considerato uno degli uomini più potenti della terra ed è stato indubitabilmente sino ad oggi, tra le altre cose, il capo della resistenza dell’establishment bancario internazionale contro l’introduzione, dopo la crisi, di riforme incisive nel sistema finanziario dei vari paesi; tale resistenza ha, come è noto, avuto partita sostanzialmente vinta contro dei politici che, per la verità, non hanno in generale speso troppe energie nel tentativo di riformare un sistema profondamente iniquo e destabilizzante.
La sua argomentazione preferita per difendere lo status quo è quella che le banche sanno meglio dei burocrati governativi come gestire un istituto finanziario, cosa che, alla luce anche della stessa crisi, appare peraltro ben lontana dall’essere dimostrata. La forza del manager statunitense deriva peraltro non solo dalla potenza del denaro che egli può mettere in campo, ma anche dal fatto che la sua banca, la JPMorgan, la più grande del paese, e di cui egli è il capo indiscusso, è stata quella che è riuscita ad emergere meglio dalla crisi del 2008, schivandola praticamente senza grandi danni.
Il personaggio è comunque noto anche per la sua arroganza e per il suo disprezzo della plebe.
Ma negli ultimi tempi la situazione sembra lentamente cambiare in peggio per lui e per la banca su molti fronti. Ricordiamo preliminarmente che dallo scoppio della crisi in poi l’opinione pubblica internazionale è stata colpita dal manifestarsi di una serie di scandali venuti alla luce nel settore bancario e che sono rimasti sostanzialmente impuniti. Questo nel senso almeno che mentre diverse banche hanno dovuto pagare delle ammende più o meno rilevanti per tirarsi fuori dai guai, i grandi banchieri e i loro accoliti a capo delle stesse non hanno subito sostanzialmente alcun danno e nessuno ha dovuto scontare delle conseguenze penali; questo ben al contrario di quanto era a suo tempo accaduto con altri scandali finanziari scoppiati negli anni novanta e nei primi anni del nuovo secolo sempre negli Stati Uniti e che avevano portato a condanne pesantissime per diversi personaggi di primo piano di Wall Street e dintorni; oggi, invece, solo qualche impiegato subordinato e qualche cane sciolto come H. Madoff hanno subito le folgore della legge, che si è dimostrata ancora una volta forte con i deboli e debole con i forti.
E veniamo ora alle vicende recenti e deplorevoli della banca, che si accumulano una sull’altra proprio mentre l’istituto registra profitti record. Prima, nel 2012, c’è stato lo scandalo cosiddetto della “balena bianca”, soprannome dato ad un trader dell’istituto le cui operazioni hanno procurato alla JPMorgan una perdita di almeno 5 miliardi di dollari su dei giochi sui derivati. A suo tempo J. Dimon aveva qualificato questo fatto come una tempesta in un bicchiere d’acqua; ma la realtà si è rivelata come ben diversa. Comunque, a causa di esso, il suo prestigio ha subito un primo duro colpo.
Da allora le indagini dei vari enti ufficiali americani (ne sono stati contati almeno otto) sulla banca non si contano. L’istituto è stato coinvolto nello stesso scandalo Madoff, per il fatto che, secondo almeno il New York Times, degli inquirenti federali stanno indagando se il gruppo non abbia infranto la legge, avendo evitato di informare le autorità competenti dei fondati sospetti che aleggiavano sulle azioni fraudolente dello stesso Madoff. Intanto un fondo pensione accusa la banca di aver mal collocato il denaro ad essa affidato nel 2008 sapendo palesemente di fare delle azioni avventate.
La banca è stata poi anch’essa coinvolta, insieme ad una numero rilevante di altri istituti, nello scandalo del Libor, che ha visto intaccata la reputazione di gran parte dell’establishment finanziario internazionale. Inoltre la Sec ha accusato la banca di aver venduto fraudolentemente a degli investitori ignari dei derivati su crediti immobiliari; per regolare tale accusa la banca ha accettato di pagare 230 milioni di euro di ammenda.
La JPMorgan è stata ancora accusata di aver violato diversi programmi di sanzione governativa contro paesi come Cuba, l’Iran, il Sudan e l’istituto in questo caso se l’è cavata pagando un’altra ammenda di 70 milioni di euro. Lasciamo a questo punto da parte un paio di altri scandali più o meno importanti, tra i quali uno relativo alla gestione delle carte di credito, per non annoiare troppo il lettore e veniamo invece all’ultima vicenda che sta interessando molto i media in queste ultime settimane anche perché fa rivenire alla memoria, quasi ripetendolo alla lettera, il vecchio scandalo Enron dei primi anni del nuovo millennio.
A suo tempo la vicenda citata riguardava l’uso dei derivati per manipolare i mercati dell’energia californiana, procurando a suo tempo anche artificialmente grandi black –out nello stato dell’ovest. Anche la JPMorgan ora viene coinvolta in una maxi inchiesta che riguarda l’uso dei derivati sul mercato dell’energia della California, oltre che del Michigan; tali operazioni sarebbero state attivate al fine di manipolare il mercato e guadagnare delle grandi somme di denaro, mentre vengono adombrati per qualche dirigente dell’istituto anche dei reati penali. Viene toccato in particolare Blythe Masters, una manager famosa, che a suo tempo aveva tra le altre cose “inventato” i famigerati cds. Qualche volta si assiste così a qualche piccola vendetta della storia.
Alla fine la banca e il suo massimo esponente stanno perdendo gran parte della loro credibilità e lo stesso Dimon ha riconosciuto in una recente lettera agli azionisti che sfortunatamente nei prossimi mesi ci saranno altre indagini nei confronti dell’istituto; il manager si è scusato per aver causato degli inconvenienti e fatto intervenire i regolatori. Dimon promette ora di fare tutto il lavoro necessario per migliorare lo stato delle cose. Intanto alcuni importanti dirigenti della banca, apparentemente indignati dagli scandali, hanno abbandonato l’azienda.
Fonte: www.finansol.it