" Istat, le italiane sull'orlo di una crisi di nervi" di Giorgia Nardelli
Altro che donne sull’orlo di una crisi di nervi.
Secondo l’ultimo rapporto annuale dell’Istat le donne italiane sono il pilastro della famiglia, ma sono anche quelle che più pagano la scelta di avere figli e la crisi economica che ha investito il nostro paese negli ultimi tempi.
L’istituto di statistica fotografa mogli e madri sovraccaricate di lavoro, tra impegni in ufficio, figli e genitori anziani da accudire. Rispetto al passato le lavoratrici hanno ridotto il tempo dedicato al lavoro familiare, operandone una ridistribuzione interna, diminuendo l’impegno nei servizi domestici e dedicando più tempo ai figli.
Per loro gli impegni non finiscono nemmeno con la pensione: al crescere dell’età della donna le differenze di genere nei carichi di lavoro familiare si acuiscono ulteriormente.
Bassa partecipazione al lavoro
La partecipazione delle italiane al mercato del lavoro continua a essere molto più bassa in Italia rispetto al resto d’Europa. Nel 2010 il tasso di occupazione femminile si è attestato al 46,1%, 12 punti percentuali in meno di quello medio europeo. L’indicatore è al 55,6% per le madri (68,2 il corrispondente tasso europeo). Quando il figlio ha un’età compresa tra i sei e i dodici anni il tasso di occupazione è pari rispettivamente al 55,8 e al 71,4%.
Salari più bassi
Non solo. Tra le donne e i colleghi uomini resta una disparità di salario molto sensibile. Le prime guadagnano in media il 20% in meno dei secondi. La retribuzione netta mensile delle lavoratrici dipendenti è in media di 1.077 euro contro i 1.377 euro dei colleghi uomini, anche se il divario si dimezza considerando i soli impieghi a tempo pieno (rispettivamente, 1.257 e 1.411 euro).
Più part time, e non è un bene
Cresce tra le donne il part time (+104 mila unità rispetto a un anno prima), 'quasi interamente involontaria e concentrata nei comparti di attività tradizionali' (commercio, ristorazione, servizi alle famiglie e alla persona) che presentano orari di lavoro poco adatti alla conciliazione con i tempi di vita. E anche questo, secondo gli studiosi dell’Istat, è un fattore di peggioramento della condizione lavorativa femminile.
Mansioni più basse del livello di studio
Non il solo. Un altro indicatore riguarda la crescita delle donne sovraistruite, ovvero di donne che svolgono una mansione che richiede un titolo di studio o una professionalità inferiore a quella posseduta. Fra le laureate, il fenomeno della sovraistruzione interessa il 40% delle occupate, (contro il 31% tra gli uomini) e abbraccia tutto il ciclo della vita lavorativa.
Il capitolo figli
C’è poi il capitolo figli. Tra il 2008 e il 2009 ben 800.000 donne, con l'arrivo di un figlio, sono state costrette a lasciare il lavoro, perché licenziate o messe nelle condizioni di doversi dimettere. Un fenomeno che colpisce più le giovani generazioni rispetto alle vecchie e che appare particolarmente critico nel Mezzogiorno, dove ''pressoché la totalità delle interruzioni può ricondursi alle dimissioni forzate''. Una volta lascito il lavoro solo il 40,7% ha poi ripreso l'attività, con delle forti differenze nel paese: su 100 donne licenziate o indotte a dimettersi riprendono al lavorare 15 nel Nord e 23 nel Sud.
Asili nido solo per il 15% dei bambini
Per chi resta al lavoro, l’opzione asilo nido è ancora un miraggio. Anche se il numero di bambini che vanno al nido è leggermente superiore rispetto al passato, resta bassissimo il tasso di frequenza, fermo al 15%. Nel 38,7% si tratta di un nido privato, nel 77% i piccoli sono figli di madri lavoratrici.
Intanto, quasi la metà dei bambini e dei ragazzi fino a 13 anni è affidato almeno una volta a settimana ad adulti. In tre casi su quattro si tratta dei nonni, e in particolare delle nonne.
E chi la paga la crisi?
A peggiorare il quadro è arrivata la crisi, che, secondo l’Istat, è stata pagata in misura più elevata proprio dal sesso debole “con prospettive sempre più incerte di rientro sul mercato del lavoro, le quali ampliano ulteriormente il divario tra le loro aspirazioni, testimoniate da un più alto livello di istruzione, e le opportunità”. Queste le parole di Enrico Giovannini il direttore generale dell’Istituto di statistica.
( Fonte: www.ilsalvagente.it)