Intesa Sanpaolo fa i conti
Oggi tocca ad Intesa Sanpaolo alzare il velo sui conti del semestre. In un contesto economico già complicato, il consiglio di gestione guidato da Corrado Passera sarà chiamato ad approvare i conti che secondo le stime degli analisti potrebbero essere sensibilmente peggiori di un anno fa.
Le previsioni del consensus indicano, infatti, un utile netto nel secondo trimestre sotto quota 1 miliardo di euro, soglia che lo scorso anno era stata superata per 2 milioni di euro. Più da vicino le stime esprimono un risultato netto medio di 738 milioni di euro, con una forchetta che va da un minimo di 583 a un massimo di 948 milioni di euro.
Intanto, a licenziare i conti sono state due delle principali controllate del gruppo: Banca Imi e Fideuram. La prima ha archiviato i primi sei mesi con un utile di periodo pari a 290,2 milioni di euro (-17,2% rispetto ad un anno fa), un risultato della gestione caratteristica in crescita del 2,8% a 600,6 milioni e un margine d'intermediazione di 605,3 milioni (-4,1%). I coefficienti patrimoniali infine indicano un Core Tier 1 all'11,3 per cento. «I ricavi su base trimestrale hanno visto la banca confermare solidità e tenuta e del risultato netto di periodo non possiamo che essere soddisfatti», ha commentato l'amministratore delegato Gaetano Miccichè. «Banca Imi – sottolinea – ha concluso i primi sei mesi dell'anno registrando un'ulteriore crescita con un incremento di circa il 3% del risultato della gestione caratteristica nonostante un contesto macroeconomico particolarmente complesso e una fase attuale in cui i mercati dimostrano incertezze e tensioni». L'istituto ha «continuato ad investire in nuove iniziative commerciali e nello sviluppo del business, in Italia e all'estero»: si tratta, spiega Miccichè, di «scelte che consentiranno alla banca di confermarsi quale leader nel nostro Paese e player di primo piano sui mercati internazionali dove opera». L'altra controllata del gruppo, Banca Fideuram, invece, ha chiuso il semestre con un utile netto consolidato di 132,1 milioni in crescita del 40,7%. Tuttavia, se si considerano le componenti non ricorrenti che avevano influenzato negativamente il risultato netto del primo semestre 2010, l'utile di periodo ha registrato una crescita del 15,2%, mentre la raccolta netta totale è ammontata a 908 milioni in flessione rispetto al miliardo e 400 milioni dello scorso anno.
Secondo ricostruzioni di stampa, infine, oggi il consiglio di gestione potrebbe esaminare un piano di razionalizzazione della presenza territoriale della banca. Il piano comprenderebbe una serie di fusioni principalmente in Umbria, Marche e Lazio e avrebbe come obiettivo la riunione dei marchi del gruppo, al fine di evitare contrapposizioni sulle stesse piazze con risparmi stimati tra il 10-15 per cento. Al termine del processo il numero delle banche controllate si ridurrebbe da 22 a 15.(f.a.)
( Fonte: www.gazzettadelsud.it)