Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://ecx.images-amazon.com/images/I/31J7Ejb6GdL._.jpgOgni giorno navighiamo nel Web, passando da un sito all'altro, a caccia di notizie, documenti, video; controlliamo la nostra casella di posta elettronica, inviamo SMS e non dimentichiamo di inseguire emozioni sui social network più alla moda. La rete rende più rapido il lavoro e più stimolante il tempo libero ma, mentre usiamo a piene mani i suoi vantaggi, stiamo forse sacrificando la nostra capacità di pensare in modo approfondito? Abituati a scorrere freneticamente dati tratti dalle fonti più disparate, siamo diventati tutti superficiali? Che ci piaccia o no, la rete ci sta riprogrammando a sua immagine e somiglianza, arrivando a plasmare la nostra stessa attività cerebrale. Con stile asciutto e incisivo, lontano sia dagli entusiasmi degli adepti del cyberspazio sia dai toni apocalittici dei profeti di sventura, Nicholas Carr ci invita a riflettere su come l'uso distratto di innumerevoli frammenti di informazione finisca per farci perdere la capacità di concentrazione e ragionamento.
Un libro scritto molto bene sugli effetti già riconoscibili, e quelli che potrebbero esserci in futuro, che la diffusione delle tecnologie informatiche hanno sulla nostra vita e sui nostri cervelli.
La tesi dell'autore è che ogni tecnologia intellettuale (le tecnologie il cui scopo è aumentare le nostre capacità mentali) comporta cambiamenti profondi nei nostri cervelli, e quindi nel modo in cui viviamo la nostra vita. Per dimostrare questa tesi, l'autore fa una carrellata storica molto ben documentata e molto godibile su come la storia dell'umanità sia stata cambiata dalle più importanti tecnologie intellettuali succedutesi nei secoli, e su come esse abbiano cambiato anche il nostro rapporto con il mondo. Così è stato con l'introduzione delle mappe, dell'orologio e, infine, con la tecnologia che probabilmente più di ogni altra ha cambiato la nostra storia recente: il libro stampato.
La diffusione del libro è all'origine della cultura occidentale individualista, della rivoluzione scientifica e del nostro modo di confrontarci con l'esistenza. La lettura approfondita ha plasmato per secoli le nostre menti consentendo le più grandi realizzazioni scientifiche e le più profonde espressioni umane nella letteratura.
Ma le tecnologie informatiche, culminate nella diffusione della Rete, rappresentano la nuova tecnologia intellettuale che sta rapidamente inglobando e scalzando tutte le altre, ed è quindi sensato chiedersi quali siano i cambiamenti nei nostri cervelli e nel nostro modo di vivere che dobbiamo attenderci da questa rivoluzione.

Appoggiandosi al gran numero di studi neurologici recenti, l'autore è in grado di affermare che Internet è un ambiente che favorisce la lettura rapida, il pensiero distratto e la comprensione superficiale. La causa principale di questo sarebbe nel fatto che la rete è una tecnologia dell' interruzione, che con continui messaggi, link e atri stimoli visuali non consente la concentrazione e causa invece un carico cognitivo eccessivo che impedisce la comprensione approfondita dei testi.
Inoltre, con l'avvento della Rete, affidiamo sempre di più la nostra memoria ad essa. Con Internet ogni informazione è disponibile immediatamente, e quindi è sempre minore lo stimolo a costruire della memorie proprie. Ma la memoria biologica e quella informatica sono fondamentalmente diverse. Quella biologica è in continuo rinnovamento e rappresenta parte integrante dell' intelligenza di una persona.
La graduale sostituzione della Rete alle altre tecnologie (alla TV, alla radio e, soprattutto ai libri) ha dunque un impatto profondo, e sostanzialmente negativo, sulla nostra intelligenza e sul nostro rapporto con il mondo.
Anche se nel libro l'autore rifugge da toni apocalittici, le parole con cui chiude sono profetiche: "Stiamo facendo entrare la frenesia nelle nostre anime"... per poi ammettere candidamente che anche lui non riesce e non intende rinunciare a tutto quello che la Rete ha da offrire.
Unica cosa deludente del libro: il titolo, o meglio la traduzione italiana del titolo che non rispecchia l'originale e stravolge completamente il senso del libro, dove non viene mai detto né insinuato che internet ci renda più stupidi. Purtroppo nella nostra editoria c'è l' abitudine a mettere dei titoli che servano soltanto ad attirare i lettori (penso, ad esempio, al titolo italiano di "Crisis Economics" di Roubini, tradotto inappropriatamente con "La crisi non è finita"). Come lettore non posso non sentirmi insultato da tale pratica.

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