Inps, le richieste di cassa integrazione in decisa flessione
Lo stato di salute delle aziende italiane dà segnali di miglioramento: l'Inps a luglio registra un altro calo delle richieste di cassa integrazione e, andando indietro nel tempo, l'Istat rileva come nel 2009 siano aumentati i gruppi d'impresa, l'insieme di società controllate dallo stesso vertice. Ma i grandi gruppi sono sempre meno, eppure sono loro a reggere gran parte del peso dell'occupazione. Si tratta di colossi che in Italia danno lavoro a 3 milioni di persone.
Tornando agli ultimi dati sulla cig, le domande autorizzate a luglio sono scese del 2,1% su giugno e del 28,8% rispetto a un anno fa; e, secondo i dati dell'Inps, anche il confronto con il 2009 è in miglioramento (-8,8%).
Guardando ai diversi tipi di cassa, se su base annua si registrano solo cali, su base mensile l'ordinaria è, invece, in rialzo. Con riferimento a giugno, altri segnali positivi arrivano dalle domande di disoccupazione (-5,8%) e di mobilità (-33,4%). Le ultime rilevazioni soddisfano il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, che spiega come il dato di luglio «assume un significato particolare, sia perchè viene dopo la decisa frenata di richieste di cig registrata in giugno sia perchè luglio è storicamente un mese di aumento nelle domande di cassa integrazione». Più cauti i sindacati, che nel complesso trovano positivi i dati di luglio sulla cig, ma, con Cisl e Uil invitano a «non abbassare la guardia». Secondo la Cgil a luglio «si conferma un trend che porterà le ore di cig autorizzate nel 2011, quindi «l'ottimismo è fuori luogo» . Anche l'Ugl parla «di un numero di ore ancora troppo elevato».
Sempre sul fronte industriale, i dati dell'Istat descrivono un quadro contrastante. La fotografia scattata dall'Istituto sul panorama imprenditoriale in Italia, infatti, registra una crescita annua del 5% del numero dei gruppi d'impresa, a quota 80 mila (per un totale di 5,7 milioni di addetti). L'aumento denota, quindi, una dinamicità del tessuto aziendale, che però non viene confermata dai dati sull'occupazione, in calo dello 0,5%. Secondo il rapporto dell'Istat, infatti, le tante piccole e medie imprese italiane hanno un impatto occupazionale molto basso, rappresentano il 65,1% del gruppi ma solo il 6,1% degli addetti, mentre i colossi imprenditoriali (oltre 500 dipendenti) presenti sul territorio nazionale sono pochissimi (1,7%), ma assorbono oltre tre milioni di lavoratori.(s.a.)
( Fonte: www.gazzettadelsud.it)