Incerteza e burocrazia, mali italiani - di Andrea Angelini

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.rinascita.eu/mktumb640a.php?image=1352484094.jpgNon investono le imprese italiane e allora perché mai dovrebbero farlo quelle straniere, condizionate e frenate come sono dalla meritata nomea dell’Italia come Paese nel quale vi è un persistente stato di incertezza e nel quale chi vuole aprire una nuova attività deve affrontare i mille ostacoli posti da una burocrazia ottusa, idiota e invadente? Questo il senso dell’intervento di Giuseppe Recchi, presidente dell’Eni e delegato per gli Investitori Esteri di Confindustria che ha aperto i lavori di un convegno incentrato non a caso sul tema della crescita delle imprese italiane in Italia e nel mondo.A tenere lontani dal nostro Paese gli investitori stranieri è l'incertezza di non potere contare su una controparte pubblica affidabile e rispettosa degli impegni presi.

L'incertezza, ha insistito Recchi, rappresenta, un costo al quale non si può dare un costo. Non è calcolabile al momento perché essa semplicemente impedisce di iniziare una qualunque attività di impresa. A giudizio di Recchi, il problema vero, oggi in Italia, è che il calcolo costi-benefici è impossibile a causa delle incertezze del nostro sistema. L'incertezza è quella di non riuscire a trovare nella burocrazia all0’interno del processo di investimento un soggetto affidabile capace di mantenere un impegno. L'incertezza è anche quella di non trovare la possibilità di capire cosa il Paese richiede ad una impresa, quale è il patto negoziale a cui ottemperare per arrivare al traguardo previsto. L’impressione è che vi sia una burocrazia i cui attori principali agiscono nell’ombra e non sono individuabili, ma che proprio per questo riescono a bloccare le iniziative delle imprese di avviare nuove attività. Iniziative industriali e commerciali in grado di assicurare lavoro che, in una fase di crisi come questa sarebbe una autentica manna dal cielo.

Da parte della politica, più in là delle chiacchiere e delle dichiarazioni di facciata non vi sembra intenzione di andare. La burocrazia annidata nei ministeri e nei comuni rappresenta un potere che nessun partito politico è riuscito o ha avuto voglia in pasato di mettere al suo posto e nelle condizioni di non nuocere più. Troppo è il potere che questa burocrazia si è creata con vassalli vari al seguito e che rappresentano un serbatoio elettorale non indifferente.

In un messaggio inviato al convegno, se ne è reso interprete anche Napolitano, ricordando che oggi l'afflusso di investimenti dall'estero in Italia è fondamentale per dare uno stimolo innovativo alla ripresa produttiva e all'occupazione. E non si tratta soltanto dell'apporto di capitali freschi, ma del contributo di persone e di idee, di modelli produttivi e organizzativi, di nuove tecnologie e sistema. Questi apporti esteri non possono che portare benefici al panorama economico e industriale italiano. Grandi benefici in termini di diversificazione e di competitività. Scontato l’appello finale. Alle istituzioni pubbliche, ha invocato il presidente della Repubblica, spetta il compito di promuovere politiche in grado di attirare gli investimenti di cui il Paese ha bisogno. Spetta alla politica di rimuovere le inadeguatezze normative e amministrative che impediscono di acquisire all'Italia risorse così significative. Si potrebbe osservare che anche trenta anni fa si dicevano le stesse cose ma che poi niente è stato fatto per mutare la situazione.

 

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