In Europa serpeggiano sempre più dubbi sulla permanenza della Grecia nell'euro

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.framor.it/wp-content/uploads/2009/09/vacanza-grecia.jpgAd Atene si discute di coalizioni e si rimettono in discussione i termini del salvataggio, ma nel resto d'Europa serpeggiano sempre più dubbi sulla permanenza della Grecia nell'euro. Il fondo di salvataggio europeo Efsf oggi sborserà gran parte della tranche del prestito accordato alla Grecia: arriveranno 4,2 miliardi, mentre il restante miliardo (dovevano essere infatti 5,2) sarà versato successivamente, entro giugno, in funzione delle necessità della Grecia.

Secondo il Wall Street Journal diversi governi europei, a partire da Germania e Finlandia, di fronte al caos politico ad Atene e alla proposta di rinegoziare i termini del salvataggio da parte di alcuni partiti, avrebbero sollevato dubbi sull'opportunità di sborsare la tranche. E la decisione europea di versare la somma necessaria a far fronte agli impegni finanziari di Atene imminenti (3,3 miliardi di bond da rifinanziare il 18 maggio) ma non le spese correnti del mese prossimo (a rischio gli stipendi pubblici di giugno), sembra riflettere i timori dell'Europa che l'accordo raggiunto con la Grecia sia a rischio.

Lo stallo politico creatosi dopo le elezioni, con le forze pro-euro finora incapaci di formare un governo e l'incarico passato alla Sinistra radicale che propone di rinegoziare il salvataggio, ha portato nel dibattito pubblico europeo quello che finora era un tabù: l'uscita dalla moneta unica.

"Se la Grecia decide di non restare nell'Eurozona, non possiamo costringerla", ha detto oggi il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. "Saranno loro a decidere se restare o no". Più diplomatica la cancelliera Angela Merkel, che vuole risolvere la crisi "in modo che la Grecia resti", ma tenendo a mente che "gli accordi con la troika e gli obiettivi prefissati devono essere rispettati".

Dietro le quinte, i leader stanno già pensando al dopo. Mentre i mercati ormai ragionano sui vari scenari che si apriranno se l'Eurozona perderà davvero la Grecia, alcuni governi avrebbero chiesto una sospensione degli aiuti, poi confermati, ma solo parzialmente, dal fondo Efsf. Alcuni leader, secondo il Wsj, sarebbero "preoccupati per le dichiarazioni, da parte di alcuni partiti greci, a favore di una rinegoziazione del prestito". Probabilmente è in atto una manovra concentrica per mettere i partiti greci all'angolo. Sta di fatto che l'uscita dall'euro é diventato all'ordine del giorno, e i mercati non ne sono stati scossi più di tanto.

Data la piccola Grecia ormai in bilico, li preoccupa molto più il contagio a un peso medio europeo come la Spagna. Secondo Royal Bank of Scotland le banche spagnole avrebbero bisogno di 68 miliardi di capitale fresco, esposte come sono per 323 miliardi a un settore immobiliare in piena crisi. Il piano del governo anticipato dal Financial Times, che dovrebbe essere annunciato venerdì, di miliardi ne stanzierebbe 30. Ma ci sarebbe un'accelerazione rivelata da un giornale vicino all'esecutivo, Abc, secondo cui ad ore potrebbe essere rivelata la conversione in capitale dei 4,465 miliardi prestati a sette casse di risparmio del gruppo Bfa, che porterebbe alla parziale nazionalizzazione di Bankia. Cifre inferiori alle necessità stimate dai mercati che ieri hanno punito pesantemente il settore facendo intravedere nuovi, pesanti interventi pubblici che mettono a rischio gli impegni di risanamento presi con l'Europa: l'indice delle banche europee perde il 5% e precipita ai minimi dal maggio 1988 trascinato proprio dagli istituti spagnoli (Bankia -5,84%) ma anche dalle italiane (Montepaschi -6,9%).( Fonte: www.americaoggi.info)

Pubblicità
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti:
Commenta il post