Imprese. E’ mattanza di massa - di Ernesto Ferrante
L’impresicidio continua a ritmo serrato. Se qualcuno pensava che con l’annus horribilis 2012 si fosse toccato il fondo, può armarsi di pala ed iniziare a scavare.
Nel primo trimestre 2013, i fallimenti delle imprese hanno toccato un nuovo record, con ben 3.500 procedure avviate, +12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I concordati crescono del 76%, soprattutto quelli “in bianco” introdotti dalla nuova legge di settore.
È quanto emerge dai dati del Cerved, gruppo specializzato nelle analisi delle imprese e modelli di valutazione del rischio. Mostruoso il dato complessivo: nei primi tre mesi dell’anno in corso, circa 23mila imprese hanno avviato una procedura di insolvenza o una liquidazione volontaria, in aumento del 7% rispetto allo stesso periodo del 2012.
Chi non fallisce, chiude volontariamente, per evitare guai peggiori. Sono 19mila le aziende in bonis con i battenti sbarrati. Un dato in aumento del 5,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Per il Cerved, il dato più inquietante è, tuttavia, quello relativo al forte incremento dei concordati preventivi, un più 76% su base annua, un boom che porta al 13% l’incremento delle procedure di insolvenza diverse dai fallimenti.
Nello studio si legge che da un’analisi sui dati del Registro delle imprese, si evince che all’origine di questa “esplosione” vi sono le nuove norme con cui è stata riformata la disciplina fallimentare e, in particolare, l’introduzione del cosiddetto “concordato in bianco”.
La possibilità di presentare una domanda priva del piano di risanamento e di bloccare le azioni esecutive, anche con effetti retroattivi, è l’unica via di fuga dal disastro per molti, come dimostrano le ben 2.700 istanze presentate tra l’entrata in vigore delle nuove norme, nel settembre 2012, e il 31 marzo scorso.
Numeri raddoppiati rispetto ai concordati tradizionali censiti nei dodici mesi precedenti. A soffrire è soprattutto il Nord Est, con un incremento di quasi un quarto delle procedure fallimentari rispetto al primo trimestre del 2012 (+24%) ma si fallisce di più in ogni area del paese: nel Nord Ovest (+15%), nel Centro Italia (+9%), nel Sud e nelle Isole (+3%). Hanno fatto un deserto e continuano pure a chiamarlo Paese.
Fonte: www.rinascita.eu