Il voto del Parlamento svizzero per la separazione bancaria è un potente messaggio politico per il mondo intero
Lunedì 9 settembre il Consiglio Nazionale, camera bassa del Parlamento svizzero, ha votato con una maggioranza di 3 a 2 tre differenti mozioni richiedenti l'adozione di un sistema di netta separazione tra banche, secondo i criteri della legge Glass-Steagall. La Svizzera è uno dei centri finanziari più importanti al mondo e se sarà rispettata la volontà del Parlamento le massime banche del Paese, UBS e Crédit Suisse, saranno scorporate, con il ritiro delle garanzie agli investimenti speculativi. Data la rilevanza sistemica delle due banche, le implicazioni per il sistema finanziario internazionale sono ovvie.
Nonostante l'importanza del voto parlamentare, nessuna anticipazione è stata data dai media internazionali, con l'eccezione di un articoletto del quotidiano finanziario tedesco Boersenzeitung. Si è deciso di far calare una cortina di silenzio su una decisione di enorme rilevanza sistemica.
Tuttavia, non è una novità che i media si comportino così. Se è vero che il voto elvetico non è ancora un atto legislativo, le banche si sono sentite minacciate anche nel breve periodo. Infatti è stata espressa direttamente l'intenzione di porre fine al sistema del Too Big to Fail e tale intenzione è sufficiente per sconquassare il castello di carte finanziario. Questo è ciò che l'oligarchia finanziaria teme; questo spiega sufficientemente il silenzio stampa sull'avvenimento.
Silenzio che ovviamente non ha retto in Svizzera. Il giorno successivo è esploso un intenso dibattito sui media, con la protesta della lobby bancaria, preoccupata a suo dire dalla "empia alleanza" di partiti di destra e sinistra che ha reso possibile il voto favorevole. Assolutamente imprevisto (perlomeno per i meno accorti) è stato l'accordo strategico tra il Partito Socialista (SP) e il Partito Popolare Svizzero (SVP), capaci di mettere da parte i temi sui quali essi hanno vedute notevolmente differenti. Un terzo partito, quello dei Verdi, si è unito alla coalizione per la separazione bancaria.
Il Governo (Consiglio Federale), nel quale ha prevalso una maggioranza formata da liberali, conservatori e cristiano-democratici, si è opposto, ma perdendo. Il voto del Parlamento vincola il Consiglio Federale a rispondere formalmente alla richiesta di esaminare la possibilità di adottare la separazione bancaria. Prevedibilmente, esso costituirà una "commissione di esperti" zeppa di rappresentanti di banche, che ripeteranno il "no" all'idea, come accadde già nel 2010.
Il socialdemocratico Corrado Pardini ha annunciato che in tutta risposta il suo gruppo sta preparando una richiesta di referendum nazionale da presentare presto al Cancelliere Federale per la sua vidimazione. In Svizzera il referendum è uno strumento potente. Può essere tenuto su qualunque tema e il suo risultato ha valore di legge.
Un referendum sulla separazione bancaria permetterebbe di superare l'opposizione governativa e anche i problemi incontrabili nella camera alta, il Consiglio dei Cantoni, nel quale socialdemocratici, popolari e verdi non avrebbero la maggioranza. Pardini crede che il referendum potrebbe raccogliere un 60% di voti favorevoli alla legge Glass-Steagall.
Al momento non è ancora chiaro se l'SVP aderirà alla campagna per il referendum.
Una svolta recente
Il primo tentativo di allenza favorevole alla separazione bancaria risale al 2009, quando l'industriale Nicolas Hayek (fondatore di Swatch) mise assieme il fondatore dell'SVP Cristoph Blocher e il segretario generale dei socialdemocratici Christian Levrat per annunciare una specifica iniziativa nel corso di una conferenza stampa. L'alleanza, tuttavia, fallì e, al momento del voto nel 2012, i due partiti andarono per la loro strada.
Recentemente, al tentativo è stato dato nuovo respiro dal gruppo dell'SP attorno a Pardini, nel contesto che un osservatore ha descritto all'EIR come un "sentimento di base" nella popolazione elvetica per difendere l'indipendenza svizzera dall'assalto della globalizzazione finanziaria, un'assalto il cui mandante viene visto a Washington. Certamente un elemento scatenante della reazione politica è stata la nuova regolamentazione bancaria, introdotta alla fine del 2012 dall'autorità finanziaria Finma, per rendere possibile in futuro il bail-in delle grosse banche, a spese dei risparmiatori e degli obbligazionisti. Le nuove regole, riflesso delle direttive globali del Financial Stability Board, sono state denunciate dall'EIR presso il pubblico svizzero, con l'effetto di generare un'ondata di indignazione. Insieme alla pressione esercitata sulla Svizzera affinché si arrenda ad una ulteriore deregolamentazione trans-frontaliera, allo scandalo dello spionaggio dell'NSA e alla politica guerrafondaia degli Stati Uniti, questo elemento ha determinato un sentimento irremovibile nell'opinione pubblica d'oltralpe.
Il primo frutto di questo mutamento è stata la sconfitta della cosiddetta "Lex USA", l'accordo per condividere con gli enti finanziari americani i dati delle banche svizzere, in un voto al Consiglio Nazionale il 16 giugno. La convergenza di SP e SVP nel voto contrario era un chiaro segno premonitore. Il giorno successivo, Pardini ha lanciato la sua "Iniziativa di Sicurezza Bancaria" durante un incontro pubblico a Berna, che egli ha così presentato:
"La separazione tra banche d'affari e banche commerciali allontana dai risparmi e dalle attività creditizie il rischio connesso al trading finanziario, riduce di dimensione le grandi banche e le priva delle indesiderate garanzie governative, che sono anti-mercato. Le banche separate rafforzano la protezione dei clienti e la propria efficienza. Esse sostengono le imprese con una maggior disponibilità di credito. Ciò assicura posti di lavoro nell'industria, nel commercio e nei settori dei servizi."
"Lo svincolare il Governo dalle banche d'affari elimina il pericolo di salvataggi rovinosi, poiché le banche d'affari possono fallire senza tirarsi dietro decine di migliaia di società, come fu ventilato nel 2008 con il caso UBS. Se il loro fallimento minaccia il sistema finanziario internazionale, sarà il FMI a doversene occupare".
Pardini ha detto di aver considerato tutte le proposte avanzate in Europa per una separazione "soft" tra banche, e di giudicarle di poco valore, facendo poi riferimento esplicito alla legge Glass-Steagall del 1933 come modello.
Nelle settimane successive si è svolto un negoziato dietro le quinte tra Pardini, sostenuto dalla dirigenza nazionale del suo partito, e lo stratega dell'SVP Cristoph Blocher. Non è un sorpresa per chi è di casa, che all'apertura dei lavori del Parlamento il 9 settembre, l'alleanza tra i due partiti, insieme ai Verdi, si sia concretizzata nel voto sulle tre mozioni.
La lobby bancaria ha subito sguinzagliato i suoi megafoni nei media e tra i rappresentanti politici per attaccare la proposta, ritenendo scandaloso che "politici e funzionari" ficchino il naso negli affari dei banchieri (Neue Zuericher Zeitung).
Ma non tutti i media hanno tenuto la linea, poiché alcuni sono stati costretti a dare voce al favore popolare. Uno degli articoli di maggior spicco è quello di Philipp Loepfe sul Tagesanzeiger del 10 settembre, dal titolo "Una separazione ragionevole". Dopo aver affermato che la separazione bancaria non è una "idea esotica" di qualche sparuto politico, il giornalista ha descritto la "storia di successo" della legge Glass-Steagall, durata sessanta anni, benché fosse "già piena di buchi" nel momento in cui Clinton l'abrogò.
La separazione bancaria farebbe bene alla Svizzera e alle due massime banche UBS e CS, Loepfe afferma. La prima banca ha detto di aver ridimensionato la sua attività d'affari, ma "non tutti sono convinti che UBS faccia quel che annuncia. Il fondo Knight Vinke accusa l'AD di UBS Ermotti di aver semplicemente relegato la maggior parte delle attività di investment banking in una Bad Bank, in modo da ingannare gli azionisti". Knight Vinke è convinto che UBS dovrebbe trasformarsi in una banca di gestione di patrimoni, poiché sarebbe "il modello più profittevole" per essa. Anche Crédit Suisse ha ridotto la sua attività di investment banking, in rapporto ai servizi bancari per privati, da un rapporto 40/60 a un rapporto 50/50.
"Conclusione: fondamentalmente un sistema di separazione tra banche in Svizzera è fattibile. Per UBS un ritorno alle attività di gestione di capitali sarebbe il miglior modello aziendale. Le conseguenze sull'occupazione sarebbero contenute, poiché entrambe le grandi banche operano a Londra e a New York. Con l'adozione della separazione bancaria essa diventerebbero più piccole, ma certamente molto più svizzere."
Anche il giornalista e ricercatore Gian Trepp, che ha fatto campagna per la separazione bancaria, ha scritto che il voto ha posto fine "alla fase di accettazione fatalista dello Status Quo nella questione irrisolta del Too Big to Fail. Il fatto è che UBS e CS destabilizzano l'intera economia svizzera. In merito all'economia reale, che produce il maggior numero di occupati in mille mestieri, entrambe le grandi banche sono ancora così piccole che una insolvenza altamente probabile possa portare al collasso dell'intera economia.
"V'è un sentimento di base nella popolazione", ci ha detto Trepp in una conversazione telefonica. Il voto parlamentare ne è stato un riflesso. Legato al carattere distintivo della "neutralità", che per lo svizzero significa "indipendenza", radicato nella storia secolare della "Willen-Nation", cioè della nazione costruita dalla volontà di unirsi di diversi popoli, che spiega come sia possibile che alcune fazioni politiche ideologicamente distanti convergano su un tema che riguarda l'interesse nazionale. Il riflesso di tale "neutralità" storicamente radicata ha conseguenze per quanto riguarda il "modello imprenditoriale" che gli svizzeri vogliono difendere.
Questo sentimento di indipendenza ("che, sì, potremmo chiamare un riflesso alla Guglielmo Tell, anche se Guglielmo Tell è un personaggio mitologico") si rivolta contro ciò che in Svizzera è percepito come un attacco "americano" al sistema finanziario nazionale, e il fatto che le due massime banche, UBS e Crédit Suisse, non siano più svizzere. "Gli Stati Uniti hanno umiliato la Svizzera", ha aggiunto Trepp.
Così, la Svizzera lancia un potente messaggio politico. È la reazione a un precipitare della situazione dal punto di vista strategico, economico e militare. L'assalto finanziario alla Svizzera, lo scandalo dell'NSA e l'orientamento di Obama verso altre guerre sono visti come elementi di un'unica immagine, che dimostrano a una nazione l'urgenza di assicurare la propria integrità. Questo è un messaggio che deve essere ben ricevuto e compreso, in giro per il mondo.
di Claudio Celani, vicepresidente di MoviSol
www.movisol.org