" Il mercato totem" di Francesco Maggio
Titolare un editoriale in prima pagina, come ha fatto due giorni fa Il Sole 24 Ore a proposito di un pezzo di Franco Debenedetti, così «Ristabiliamo un principio, il mercato è tutto», è un grave errore. Perché fuorviante, inesatto. E poi perché è uno scivolone. Soprattutto adesso che il quotidiano di Confindustria ha cambiato direttore e il nuovo, Roberto Napoletano, ha voluto ribadire nel suo saluto ai lettori del 24 marzo l’orgoglio di un’identità: «Ogni giornale ha un’anima, quella del Sole 24 Ore è di una lunga storia di successi che ha la sua forza nell’economia, in tutta l’economia, nel libero mercato». Appunto, libero mercato, non mercato e basta. I mercati lasciati soli possono far danni enormi. Per questo sono nate (negli Stati Uniti, addirittura a fine Ottocento), tanto per fare un esempio, le leggi e le autorità antitrust, proprio per arginare le sue derive.
D’altronde la recente crisi finanziaria qualche insegnamento l’ha impartito. Come ebbe il coraggio di ammettere l’amministratore delegato di Intesa-Sanpaolo Corrado Passera un paio di anni fa, facendo mea culpa: «Un approccio miope e ideologico ha portato a pensare che il mercato avesse sempre ragione, che i valori espressi rappresentano sempre i fondamentali, che il meccanismo di domanda e offerta tendesse sempre all’equilibrio, anche in assenza di regole e regolatori forti che evitino le bolle».
Inoltre, proprio il Sole 24 Ore dovrebbe essere vaccinato da certi eccessi. Titoli inneggianti a un mercato sempre salvifico ne ha sfornati a iosa negli anni passati. Tanto per ricordarne alcuni: «La crescita? Solo nel mercato» (22 aprile 2008, di Stefano Micossi); «Contro la paura la soluzione è il mercato» (27 maggio 2008, di Innocenzo Cipolletta); «La forza del mercato contro shock e recessione» (10 luglio 2008, sempre di Innocenzo Cipolletta)….Al punto che quando Ferruccio De Bortoli lasciò la direzione di via Monterosa per tornare al timone del Corriere della sera, nel suo editoriale di commiato del 9 aprile 2009 scrisse: «Errori ne abbiamo commessi (e questi se li intesta tutti il direttore). Ne cito alcuni: una fideistica convinzione nelle virtù taumaturgiche del mercato e nella capacità di autoregolamentazione dei suoi protagonisti».
Invece ci risiamo, ecco che il mercato torna ad essere una sorta di totem-ossessione. Già la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, in una lunga intervista apparsa il primo aprile sempre sul “Sole”, appena scorge un varco avverte a ogni piè sospinto il bisogno di rimarcare: «Noi siamo, sempre e comunque, per il mercato….»; «Il mercato resta l’unica vera cura utile alla crescita….»; «Resto perplessa, sono sempre per il mercato, come ho già detto». Peccato che a un certo punto dell’intervista la Marcegaglia, citando come modello di politiche economiche da seguire quelle di David Cameron, dimentichi che proprio il premier inglese, non più di due mesi fa, nel suo intervento al Forum di Davos (in assoluto, il più applaudito di tutti), tuonò contro certa ortodossia liberista (e non stiamo parlando, come noto, di un estremista di sinistra): «Abbiamo tantissimo capitale, ma non abbastanza capitalisti, e la gente giustamente considera che non sia equo. Questo dunque è ciò che vedono tantissime, troppe persone oggi quando guardano al capitalismo. Mercati senza moralità, globalizzazione senza competizione e ricchezza senza equità. È tutta colpa di un capitalismo senza coscienza, e noi vi dobbiamo porre rimedio. Credo sia giunto il momento di aggiornare l’ortodossia liberista che ha imperato in questi ultimi decenni. È ora di affermare una verità fondamentale, e cioè che i mercati sono un mezzo per giungere a un fine, non un fine di per sé. I mercati esistono per servire la nostra società, non per affliggerla o per calpestare i suoi valori. Dobbiamo dare al capitalismo una forma che risponda alle esigenze della società, non il contrario».
Quanto all’articolo di Franco Debenedetti, che ruota attorno alla vicenda Parmalat, la perentorietà non è da meno della Marcegaglia: «Una cosa sappiamo per certo: che i successi si creano nel mercato, solo nel mercato, che non per nulla è stato definito procedura per la scoperta. Sappiamo anche che i successi si creano a causa del mercato, perché gli imprenditori sanno che nel mercato possono vedere soddisfatti i loro interessi. E tu chiamali se vuoi avidità». E poi nel concludere: «Ci piacerebbe essere smentiti, ma nessuna storia di successo ha avuto bisogno di cordate, e nessuna cordata ha prodotto storie i successo».
A parte il fatto che i mercati funzionano in modo molto più complesso e meno deterministico di come sostiene Debenedetti, come peraltro ben argomentato in molta letteratura economica, per esempio nel recente Beyond mechanical markets di Roman Frydman e Michael D. Goldberg (recensito, tra l’altro, proprio sul Sole 24 Ore del 15 marzo) i quali sostengono che «quando allocano le risorse i mercati non sono giardini dell’Eden che funzionano perfettamente, né pericolosi casinò che funzionano arbitrariamente…i comportamenti finalizzati mostrano regolarità contingenti, dipendenti dal contesto e diventano o cessano di essere rilevanti in modi e tempi che non possono essere definiti in anticipo».
A parte ciò, dicevamo, mi piace smentire Debenedetti nella sua chiusura dell’articolo con un bella storia di successo che ha avuto bisogno di una “cordata” molto particolare per realizzarsi, raccontata proprio ieri sulle pagine milanesi di Repubblica. È la storia dell’attrezzeria Paganelli di Cinisello Balsamo (settore: fornitura di componentistica di automobili) che ad un tratto si è vista chiudere i rubinetti dalle banche nonostante gli ordini in portafoglio. I 120 operai non si sono persi di animo e pur di non perdere il proprio posto di lavoro hanno deciso di investire la loro liquidazione nella società, diventandone così soci e nominando uno di loro, Roberto Fiorini, amministratore delegato. Con i soldi in cassa l’attrezzeria Paganelli è riuscita a far fronte alle commesse ricevute a marzo dal gruppo Volkswagen e presto, inoltre, saranno assunte altre 25 persone. ( Fonte: www.ilpost.it)