" Il capitalismo di don Rodrigo" di Carlo Scarpa

Pubblicato il da borsaforextradingfinanza

http://www.stivalebucato.it/stivale/immagini/annoIVnumero14/don-rodrigo-saggio_thumb.jpgLa legge francese sugli investimenti esteri nei settori strategici (legge n. 2004-1343 del 9 dicembre 2004, poi integrata dal decreto n. 2005-1739 del 30 dicembre 2005) sottopone alla autorizzazione del governo gli investimenti in una serie di settori. La legge del 2004 indica che si tratta di “(a) attività relative all’ordine pubblico, alla sicurezza pubblica o agli interessi della difesa nazionale, ovvero (b) di attività di ricerca, produzione o commercializzazione di armi, munizioni, di poveri o sostanze esplosive”. L’elenco è poi stato specificato dal decreto del 2005, che per dovere di cronaca e servizio ai lettori traduciamo.

 

IMITARE I FRANCESI?

 

Come si vede, non c’è nulla di straordinario. Si tratta dei “soliti sospetti”, ovvero i settori legati all’ordine pubblico, alla difesa, alle armi, alla produzione di agenti patogeni eccetera. Quello del gioco è forse il settore più discutibile, ma probabilmente è giustificato o con timori di elusione fiscale o di riciclaggio di denaro. Non abbiamo sicuramente né l’auto, né l’energia, né tanto meno l’alimentare. Se quindi Giulio Tremonti vuol copiare quella legge, faccia pure, ma Parmalat e Edison che c’entrano?

Però, soprattutto in questi settori, i francesi non sono comunque delle educande. Nell’energia non hanno neppure bisogno di tante clausole: lo Stato ha il 36 per cento di Gdf-Suez nel gas e oltre l’80 per cento di Edf nell’elettrico. Eni ed Enel sono presenti in Francia, ma scontrandosi con diffidenze e ostacoli vari, e tuttora hanno quote di mercato che faticano a superare il 3 per cento. E non si dimentica come Enel avesse cercato di scalare Suez nel 2006, e come la risposta francese fosse stata la fusione tra la statale Gas de France e la stessa Suez, effettuata in barba a obiezioni antitrust di varia origine. Una fusione difensiva messa in piedi in fretta e furia solo per evitare l’invasione italiana.

Così come il possibile matrimonio Fiat–Danone (tramite Ifil) fu a suo tempo stoppato dallo Stato francese, che nel 2005 – a quanto pare – bloccò sul nascere un’analoga iniziativa della Pepsi. Ma non fu una legge o un altro atto formale a bloccare queste operazioni. Bastò la cosiddetta moral suasion (persuasione morale). Che in questo caso appare però quanto mai “immoral”, perché si basa in realtà – in buona sostanza – sul potere di ricatto che uno Stato ha sugli azionisti privati.

Purtroppo, in alcuni paesi non c’è bisogno di una legge. Se ogni impresa ha bisogno giornalmente di autorizzazioni complesse, date in modo non sempre trasparente, se le commesse pubbliche sono una fonte importante di ricavi, e così via, allora lo Stato di fatto può ricattare le aziende. Se fosse la strada preconizzata da Tremonti, non mi parrebbe un passo verso la “modernità”, qualunque cosa questo possa significare; mi ricorda più l’arbitrio del Don Rodrigo di turno sul popolino locale, che veniva vessato con imposte insensate e soggetto a varie angherie, fino allo jus primae noctis. Non sono uno storico, ma non mi pare di ricordare che quei periodi fossero caratterizzati da un vibrante sviluppo economico.

Visto che la legge francese non aiuta, è questo tipo di comportamenti che il governo italiano vuole forse copiare? Allora forse, purtroppo, non è un caso che sulla vicenda Lactalis-Parmalat qualcuno abbia cominciato a reclamare indagini della magistratura, interventi della Guardia di finanza eccetera. Secondo qualcuno, questo matrimonio non s’ha da fare. A buon intenditore…

 

( Fonte: www.lavoce.info)

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